Soldi dalla 'ndrangheta, arrestato giudice di Reggio

Uno dei leader di Magistratura democratica in Calabria, in manette su ordine della Boccassini. Fermato anche un consigliere regionale del Pdl e un avvocato milanese

Soldi dal clan Lampada per asservire alle cosche della ’ndrangheta il suo ruolo di magistrato: per l’esattezza, di presidente della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria. Con questa accusa è finito in carcere stamattina Vincenzo Giglio, uno degli esponenti più in vista in Calabria della corrente di Magistratura democratica.

A chiedere e ottenere la sua cattura, la procura antimafia di Milano, guidata da Ilda Boccassini. Indagando sulla penetrazione della ’ndrangheta al nord, la Dda milanese ha intercettato telefonate che portavano direttamente all’esistenza di una «sponda» dei clan nel palazzo di giustizia reggino. Un anno di indagini mirate hanno fatto il resto. Arrestato anche un consigliere regionale calabrese, il pidiellino (vicino a Gianni Alemanno) Francesco Morelli e l’avvocato milanese Vincenzo Minasi. Perquisita anche l'abitazione di un altro magistrato, Giancarlo Giusti, giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Palmi. In manette un maresciallo della Guardia di finanza, Luigi Mongelli, accusato di corruzione.

É la seconda volta che Ilda Boccassini parte all’attacco di colleghi di altre città che accusa di avere venduto la propria funzione. Nel 1996 arrestò Renato Squillante, capo dei gip di Roma, e inquisì un esponente storico di Magistratura democratica nella capitale, Francesco Misiani.