Per soldi Prodi difende i petrolieri che hanno avvelenato l’Atlantico

L’ex premier reclutato dalla Bp con l’incarico di &quot;ridare un buon nome&quot; alla multinazionale dopo il disastro ecologico nel golfo del Messico <br />

Le facce si comprano. Basta pagare. La macchia nera che galleggia nel Golfo del Messico e minaccia gli oceani di mezzo globo non è facile da cancellare. È qualcosa che resta nella testa della gente come il più grande disastro ambientale della storia. Quel mare nero di petrolio è un marchio d’infamia. È per questo che la Bp, il colosso energetico britannico, sta cercando di ripulire in fretta la sua maschera. Che fare? Serve un gruppo di esperti internazionali. Gente con la faccia giusta. Rassicurante. Magari un buon parroco che dica ai fedeli «tranquilli, non c’è problema, tutto si sistema». La multinazionale è andata in giro per il mondo e ha pescato Romano Prodi. Il professore, secondo il Times, avrebbe detto sì.
Prodi deve rassicurare e pensare a una strategia per ridare il buon nome ai signori del petrolio. L’oro nero, come la pecunia, non olet. Non importa che l’ex premier italiano per governare con le sue coalizioni arcobaleno negli anni abbia indossato anche il sorriso ambientalista: da tempo, a sinistra, il sole non ride più. Né Pecoraro Scanio né i mulini a vento. I suoi elettori che bazzicano la sinistra equa e solidale saranno contenti. Il professore invita i giovani a cacciare i vecchi a calci ma intanto sogna un ritorno alla grande in politica. Nel frattempo si dedica agli affari, con questa mission: come far passare una multinazionale, che ha appena dipinto di nero un oceano, come una banda di buoni samaritani? È un’impresa per cui serve una bella faccia tosta. E, appunto, certe facce si pagano. Tanto.
Il professore non è uomo che si tira indietro quando c’è da incassare. Non lo ha mai fatto. Gratis, lui, non si lascia mettere il cappello in testa da nessuno. È un uomo tutto di un pezzo, morale. Volete che dica che il petrolio non inquina. Pagate. È una cosa che fanno tutti. Lui ci aggiunge l’aria da prete. Quando la British Petroleum si sposò con la Amoco lanciò un nuovo slogan per sottolineare la sua vocazione verde: «Non solo petrolio». E con l’elio come stemma, simbolo, virtù. Energia pulita, bianca, leggera, solare, che non sporca. Energia pura e stellare come quel buco nero galleggiante che nuota nel golfo. Non c’è dubbio che Prodi con il suo sorriso tirato riuscirà a risolvere questa difficile equazione. Il problema è che la Bp non è riuscita, per ora, a ripulire il mare. I tecnici ci stanno provando. Ma finora tutti i tentativi sono falliti. Qualche tempo fa hanno ammesso: non sappiamo cosa fare. La situazione è così disperata che hanno perfino chiesto aiuto agli internauti. Hanno aperto un sito per ricevere consigli su come cavolo si può prosciugare quel mare di petrolio. Non sorprende, quindi, che abbiano pensato anche a Prodi. E lui deve essere convinto di riuscire. In fondo cosa volete che sia una marea nera in confronto ai veleni di D’Alema, le congiure di Marini, le esternazioni di Bertinotti e il Pd di Veltroni?
È vero. La Bp non sarà l’Ulivo né l’Unione, ma l’impresa è altrettanto disperata. Quella piattaforma è diventata un incubo. Obama, oltretutto, è sempre più nervoso. La macchia nera ha oscurato i paradisi della Florida. Fa male ai pesci, all’uomo e al denaro. Il presidente statunitense è sbottato: «Vorrei sapere di chi è il sedere che devo prendere a calci». Tutti si sono girati dall’altra parte, fischiettando. Ecco il guaio in cui si è andato a cacciare il professore. L’obiettivo è sempre lo stesso: far dimenticare alla gente i disastri compiuti. Possibilmente senza essere preso a calci. Dopo tutto il professore ha una certa età.