Soldi pubblici per dare ai grafomani uno spazio dove scrivere insulti

Genovesi affetti dalla sindrome di Pasquino imbrattano i muri della città. E, per agevolare questa libera espressione il Comune colloca ben sessantotto lavagne in tutta la città. Spazi che sono già andati a ruba. Ma, per scrivere cosa? «Una grande ca..., una immensa ca...» questo canterebbero agli assessori le Iene. Infatti più che parolacce, bestemmie, espliciti messaggi sessuali di qualsiasi genere, insulti personali e pubblici, manifestazioni d'amore e di odio verso le squadre rossoblucerchiate, non c'è altro. E, tutto questo, perché i grafomani della Superba, quelli che non riescono a tenere un pennarello in tasca appena vedono un muro libero o una panchina senza scritte, non riescono a evitare di scarabocchiarli. Quella è la loro «libera espressione». Ma far sapere pubblicamente che la compagna di classe è una meretrice, che Francesco è il più bello della scuola e che Titto e Tatta sono la coppia più bella del mondo, ci si chiede, a chi interessa? Queste spettacolari lavagne in alluminio, alcune ancora da collocare, non vengono lette da nessuno, ma paciugate dai vari Pasquino di turno. Chi è Pasquino? Quel personaggio della Roma Settecentesca che amava nottetempo imbrattare i muri con le sue massime contro quello o quell'altro personaggio.
«E tutto questo - commenta Mimmo Morabito, consigliere della IV circoscrizione Valbisagno che si è dilettato a fotografare alcuni di questi "tatzebao" della cultura giovanile - a spese dei contribuenti. E sì, perché in una lettera del sindaco Pericu, datata 30 giugno 2005 si parla di un contratto tra Comune e società Cemusa per l'installazione di questi pannelli chiamati per "la libera espressione"». Nelle intenzioni della civica amministrazione pare ci fosse l'idea di consentire a privati, studenti e associazioni di promuovere, a titolo non oneroso, iniziative e/o effettuare comunicazioni annunci e quant'altro.
Invece, la libera espressione dei ragazzi che escono dalla scuola, è contro i professori, contro Berlusconi e il ministro Moratti, per i quali si sprecano insulti, anche in rima. Quasi intonso quello di piazza Tommaseo. Illeggibile quello di salita delle Fieschine, completamente ricoperto da vernice, probabilmente mai più ripulibile. Si sa, rimane in balia del centro sociale «Buridda». Infine, vietato ai minori di quattordici anni quello di piazza Martinez.«E pensare - continua Morabito - che è stato anche collocato nei giardinetti dove anche i bimbi possono leggere e imparare certi modi di dire, certe frasi oscene». Per non parlare dei numeri di telefono lasciati per fare scherzi più o meno pesanti a ragazze ignare.
Da piazza Caricamento a via San Vincenzo, da largo Merlo a piazza Barbino, fino ad arrivare in Valpolcevera, questi poeti dell'osceno, questi Martinetti del verso sciolto e impazzito disegnano, inneggiano, invitano alle più grosse volgarità. Quando non addirittura alla violenza. «Ma quello che si chiedono i cittadini - continua Morabito - è quanto è stato speso? Quando poi non si trovano mai i soldi per fare cose più interessanti e utili per la città. Una vergogna! Un fallimento su tutta la linea. Altro che collocarne altri, addirittura pare due in piazza Palermo. Dovrebbero togliere quelli che ci sono. E chi li va a pulire adesso. Rimarranno in quelle condizioni con quelle volgarità per anni». E il contribuente paga!