Soldi riciclati, nel mirino non soltanto «La Rampa»

Non c’è solo il ristorante «La Rampa» di piazza Mignanelli nel mirino degli inquirenti romani impegnati nelle indagini su presunte infiltrazioni di stampo mafioso nella capitale, ma anche altre strutture commerciali. L’episodio culminato nella richiesta di sequestro da parte del pm Salvatore Vitello, con una procedura di prevenzione avviata davanti alla magistratura di sorveglianza che sarà discussa il 20 novembre, è un caso che viene ritenuto a piazzale Clodio già definito per quanto concerne il presunto controllo da parte esponenti legati in qualche modo alla N’drangheta. Gli accertamenti, secondo quanto si è appreso, sono partiti sulla base di uno sviluppo dell’inchiesta dei magistrati calabresi sulla strage di Duisburg (agosto 2007) e sfociati in una serie di sequestri di beni per 150 milioni di euro ai danni dei clan Pelle-Vottari e Nirta - Strangio. A quell’attività sono seguite altri accertamenti nei quali è finito il ristorante di piazza Mignanelli. Ma altre attività commerciali sarebbero da tempo nel mirino della procura di Roma. Fu l’allora procuratore aggiunto Italo Ormanni, nello scorso gennaio, a lanciare un grido di allarme sulle infiltrazioni, nella Capitale, di organizzazioni criminali interessate a riciclare il danaro sporco. Da parte sua il sindaco Alemanno chiede chiarezza «su una situazione che ci allarma molto». «Non vogliamo che Roma venga utilizzata per investimenti malati - aggiunge - nè che ci sia una concorrenza negativa agli operatori onesti della nostra città. Non siamo di fronte ad un’attività illegale, è un’attività legale in cui è stato riciclato un capitale sporco. Una situazione, questa, che potrebbe essere abbastanza diffusa in città: la camorra di più in periferia e la ’ndrangheta di più al centro».