Soldi a Roma ma lo chiamano federalismo

Cara Lega, a che gioco giochiamo? Sempre più acuta è la sensazione che per il partito di Bossi il federalismo sia una medaglietta da appuntare sul petto, una targa da inchiodare sulla porta, un trofeo di cartapesta da esibire al proprio elettorato. E non un reale sistema di autogoverno politico e finanziario. Infatti i costi che Milano, la Lombardia e il Nord stanno pagando per far passare la legge sul federalismo fiscale, per consentire al Carroccio di portare in giro quel trofeo sono salatissimi. Ai Comuni virtuosi della Padania, a cominciare da Milano, vengono sottratte risorse per pagare i «buchi» di Catania e di Roma. Se alla città etnea vengono elargiti quei 150 milioni tolti a Palazzo Marino, al Campidoglio - che da tempo già gode di privilegi normativi e finanziari - viene concesso uno status privilegiatissimo. E passi. Ma a Roma vengono garantiti anche 500 milioni l'anno. Ogni benedetto anno. Siamo alle solite: premiato chi sperpera e scialacqua, castigato chi si fa bene i conti in casa. I nostri soldi per pagare privilegi e buchi di bilancio catanesi e romani. Da qui al 2015 Roma incasserà più di quanto arriverà a Milano per l'Expo. Ma arriveranno mai quei soldi? Ormai è lecito dubitarne. E qui, noi facciamo gli offesi: protesta la Moratti, si scandalizza Formigoni, ironizza Penati. E Bossi? Dice che bisogna mandare giù il rospo per avere il federalismo. Ma se è questo, il federalismo, se ci costa tanto, è sicuro che ci convenga? O conviene solo alla Lega per esibirlo al suo elettorato? La verità è che questa è l'ennesima umiliazione inferta da Roma a Milano e al Nord, l'ennesimo schiaffo con successivo sberleffo. Ma quello che fa più male è che stavolta la sberla ce la stampa sul muso un governo milanese, lombardo e nordista, considerato un «governo amico». Già, ma amico di chi?