«Soldi stanziati da anni: il Comune non sa spenderli»

Marcello Viaggio

Oltre 187 milioni di fondi del Piano di opere per Roma Capitale non spese dal 1999 a oggi dal Comune. Fondi dello Stato cioè, stanziati e a disposizione del Campidoglio, che per vari motivi giacciono ancora inutilizzati da anni. E si tratta solo dei progetti più recenti, finanziati appunto dopo il 1999. Contando anche i progetti antecedenti, le risorse non spese dal Campidoglio, secondo i conti del ministero delle Infrastrutture, assommano a circa 300 milioni. Soldi che restano nel cassetto in attesa di essere spesi. Una montagna di denaro. Ben superiore, per fare un solo raffronto, all’intera manovra di assestamento di bilancio approvata due giorni fa dal Campidoglio.
Contando anche gli altri soggetti beneficiari della Legge Roma Capitale dal 1992 a oggi, i ritardi assommano a ben 620 milioni. Le cifre complete sono venute fuori ieri mattina, nella riunione della commissione Roma Capitale, presieduta dal sottosegretario Silvano Moffa. I dati sono il primo risultato del monitoraggio avviato dal ministero delle Infrastrutture. «I numeri non sono rassicuranti - ha dichiarato Moffa -. Una ventina di progetti, per fare un esempio, attendono da più di 12 anni di essere iniziati. Stiamo parlando di cifre enormi, che vanno analizzate con molta attenzione, anche per verificare la possibilità di una corretta rimodulazione delle risorse laddove i ritardi richiedano la modifica o la sostituzione dell’intervento». Le verifiche sono state particolarmente complesse, e sono state svolte attraverso il diretto confronto con i soggetti beneficiari. «Molti enti per di più - rimarca Silvano Moffa - non hanno assicurato un report tempestivo sull’avanzamento del progetto, nonostante questa fosse una loro precisa incombenza».
Dal monitoraggio del ministero emerge che dal 1999 a oggi, su 311 progetti di cui è stato beneficiario il Comune di Roma, solo 210 sono stati completati. Dei restanti 101, ben 51 attendono da prima del 1999 la chiusura dei cantieri o addirittura l’avvio dell’opera. Anche l’Atac, che assomma complessivamente 13 milioni di risorse non spese, ha terminato solo 3 dei 10 progetti finanziati. La cabina di regia del monitoraggio dipende direttamente dal ministero. Il fatto ha sollevato qualche polemica da parte del Campidoglio: «Siamo d’accordo sulla sua istituzione - ha detto l’assessore Morassut - fatte salve però le prerogative del Comune. Non può trattarsi di un tutoraggio da parte del ministero». «Nessun tutoraggio - replica Moffa -. La metà dei ritardi riguarda, però, il Comune di Roma. Fra gli interventi che il Campidoglio deve ancora completare, c’è anche il famoso ponte sul Tevere che deve collegare l’Auditorium ai quartieri a nord della città. Non ci risulta neppure iniziato». Fra i motivi, in generale, dei ritardi, qualche bandierina di troppo piantata su progetti validi solo sulla carta. «A parte lo Sdo di Pietralata - spiega infatti Moffa -, che ha una situazione molto complessa, le cause sono da ricercare in scelte progettuali per opere difficili da cantierizzare. Da parte nostra lo spirito del monitoraggio è assolutamente sereno, ma non possiamo consentire ovviamente lo sperpero di denaro pubblico». In serata Morassut ha sostenuto che, «tranne per lo Sdo, la quota del Comune, dal 1992 a oggi realmente erogata dallo Stato, è stata totalmente impegnata». Puntuale la replica del vicepresidente del consiglio, Fabio Sabbatani Schiuma: «È chiaro che il Comune ha speso i fondi pubblici che ha avuto, pagando le imprese, ci mancherebbe altro. Il vero problema è che il Campidoglio non è stato in grado di portare avanti gli interventi in modo da impegnare le risorse disponibili, ma non spese da decenni. C’è una bella differenza».