«Sole» in Borsa: strada in salita Il piano non convince i lombardi

Marcello Zacché

da Milano

Per la quotazione in Borsa del Sole 24 Ore il percorso resta difficile: gli associati della Lombardia (la regione di maggior peso confindustriale) restano scettici sul piano industriale del quotidiano di Confindustria.
Piano illustrato ieri in Assolombarda da Giancarlo Cerutti, che guida la commissione composta da Miro Radici e Paolo Targetti incaricata di sondare gli umori della base. Sul mercato potrebbe finire una quota del 30% attraverso un aumento di capitale riservato ai nuovi soci. Mentre poco niente è previsto per le associazioni territoriali e di categoria. Le perplessità sarebbero legate al piano di sviluppo, soprattutto alla luce delle numerose operazioni messe in cantiere dall’amministratore delegato Claudio Calabi. Il femminile Donna 24, un mensile viaggi in joint venture con Rcs, un quotidiano free press, l’acquisto del Bargiornale e di altre 70 testate specializzate della Gpp editoriale: come se le nuove risorse venissero richieste per finanziare investimenti già decisi. Inoltre la quotazione partirebbe con la garanzia di un manager di mercato quale il presidente, Innocenzo Cipolletta (ex capo di Ubs), ma con il rischio concreto che quest’ultimo debba presto lasciare il Sole per incompatibilità con il suo nuovo incarico alla guida delle Fs. Nei prossimi giorni i lombardi daranno il loro responso ufficiale. Insieme con quello delle altre associazioni federate, che di fatto sono i soci del Sole con il 90% del capitale (il 10% è in azioni proprie). «Noi rispetteremo i tempi previsti: presenteremo i risultati del nostro lavoro alla giunta di Confindustria di metà dicembre», ha detto Cerutti al Giornale uscendo da Assolombarda dopo due ore di riunione.
Di mattina aveva visto il presidente di Federchimica, Giorgio Squinzi. In Assolombarda, Cerutti ha risposto a numerose domande. Spiegando il come e il perché, con tre indicazioni chiave. «La prima - ha spiegato uno dei presenti - è che le risorse raccolte saranno impiegate per lo sviluppo del gruppo editoriale». La seconda è che la quota da collocare è intorno a un terzo del capitale. Un ordine di grandezza che, secondo le valutazioni correnti del gruppo (sui 900 milioni), porterebbe nelle casse del Sole 300 milioni. Mentre la terza riguarda la governance: Cerutti avrebbe accennato allo studio di formule particolari per regolare la partecipazione e la rappresentanza dei nuovi soci. E su questo avrebbe sollecitato i presenti a valutare che, dopo la quotazione, il Sole non potrà più essere il giornale che rappresenta i legittimi interessi di un’associazione ma un’azienda che crea valore per tutti i soci. Con la missione Lombardia, Cerutti ha quasi finito il suo giro d’Italia: «Ho fatto molti incontri, ho quasi finito», ha detto ancora, senza però sbilanciarsi sui possibili esiti. Anche se pare che sia in Piemonte, sia in Veneto (regioni di peso) l’impressione sia stata positiva. Meno facile in Lombardia, tradizionalmente contraria alla quotazione del Sole.
Non a caso Squinzi ha ieri ribadito il suo no al Giornale: «Federchimica deve ancora esprimersi e lo farà entro un mese. Ma personalmente resto contrario. Non sono convinto del piano industriale». E neppure dell’approccio complessivo: «Ho detto a Cerutti che in questa faccenda dovrebbe fare il notaio, invece che parteggiare per la quotazione».