Il «Sole» rischia un weekend senza pubblicità

da Milano

Fino alla serata di ieri non era ancora sicuro se oggi e domani il Sole 24 Ore sarebbe uscito con o senza la pubblicità. La minaccia di un quotidiano privo (in toto o in parte) di inserzioni è partita dalla rappresentanza sindacale unitaria dei «grafici» di Milano, a cui si è unita quella di Roma. Entrambe hanno ieri scioperato. Un’agitazione di personale non giornalistico e non poligrafico, ma prevalentemente amministrativo (oltre agli addetti all’impaginazione della pubblicità), che lamenta il rifiuto dell’ad, Claudio Calabi, di confrontarsi con i sindacati su alcune cessioni di ramo d’azienda preventivate, ma non discusse. Tra le quali quella dell’amministrazione.
Uno schema che Calabi sta seguendo, coerentemente con l’idea di tagliare i costi di produzione non direttamente riconducibili al core business giornalistico, alla ricerca del modello più attraente da presentare agli investitori in vista della quotazione in Borsa dell’autunno prossimo. In ogni caso lo sciopero dei grafici appare come l’ennesima di una serie di manifestazioni di inquetudine all’interno del ricco gruppo editoriale controllato dalla Confindustria.
L’ultimo strappo risale a due settimane fa, quando la convention annuale dei giornalisti è stata annullata alla vigilia per evitare il minacciato assenteismo. I giornalisti di via Monte Rosa lamentavano sia la mancanza di un progetto sul settore online, sia il rifiuto della proprietà a chiarire il tema delle azioni da riservare ai lavoratori. Su quest’ultimo punto il presidente Giancarlo Cerutti ha poi accettato di incontrare i giornalisti, promettendo loro la distribuzione di azioni gratuite (che andranno anche agli altri dipendenti, in misura diversa a seconda delle categorie). Un altro incontro con Cerutti, per stabilire soprattutto il «quantum» avverrà entro fine mese. Anche perché per fine luglio la società dovrà presentare il prospetto alla Consob.