Il «Sole» si affida a Morgan Stanley

da Milano

Sarà Morgan Stanley a valutare se la quotazione in Borsa sarà o meno la migliore soluzione per il futuro del Sole 24 ore. Il cda del gruppo editoriale controllato dalla Confindustria, presieduto da Giancarlo Cerutti, ha ieri affidato alla banca Usa, guidata in Italia da Dante Roscini, «l’incarico di esaminare e verificare il piano industriale triennale», predisposto dall’ad Claudio Calabi.
In realtà la valutazione del piano è finalizzata a un ben chiaro obiettivo: quello di fornire un’attenta lettura del progetto proprio in ottica Borsa. Cioè dare un parere «super partes» sul nodo della questione, e cioè se la quotazione sia la strada necessaria per la realizzazione del piano. Il che implica, va da sé, anche una valutazione del gruppo e quindi di quante risorse si potranno raccogliere collocando in Borsa una quota del 32-33% del Sole 24 Ore.
Come noto l’alternativa è quella dell’emissione di un prestito obbligazionario non convertibile da 250 milioni, destinato alle associazioni di categoria e territoriali. Una strada che lo stesso Calabi ha già definito insufficiente per sostenere il piano industriale.Per tutti questi motivi la scelta dell’advisor era stata imposta dalle associazioni meno convinte della quotazione come garanzia e condizione per non spaccare la Confindustria su un passaggio ritenuto storico. E la scelta è caduta su Morgan Stanley.
Sembra che Calabi e l’ex presidente Cipolletta (rimasto in cda) avrebbero proposto Lazard. Ma forse per non fare uno «sgarro» a Mediobanca (in tradizionale competizione con Lazard), la scelta è al fine caduta su Morgan Stanley. Entrambe le istituzioni finanziarie si presentavano con i giusti requisiti di indipendenza rispetto alle molteplicità di interessi e di rapporti che ruotano intorno al Sole. E ora Lazard sembra favorita per l’eventuale fase due, cioè quella della quotazione. Il mandato di Morgan (che tra le sue ultime Ipo ha in curriculum anche la discussa operazione Saras) finirà prima della possibile Ipo: quella sarà un’altra storia.
In Morgan Stanley è approdato l’aprile scorso l’ex ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, già collaboratore del Sole e personaggio ben noto nel mondo confindustriale. Tuttavia il suo attuale ruolo nella banca d’affari Usa, dove è approdato come senior banker, vicepresidente della sede europea, incaricato di seguire in particolare i paesi emergenti, non dovrebbe avere a che fare con la clientela italiana.