Solenghi alza la radio a tutto volume

Interessante novità, quella proposta al Teatro Franco Parenti di via Pier Lombardo oggi e domani: va in scena infatti «L’ultima radio» di Sabrina Negri, con la compagnia Lavia–Asti. Tullio Solenghi è esplicito e al contempo lirico: «La parola radio per quelli della mia generazione ha un potere evocativo particolare, in quei lontani anni Cinquanta il totem attorno al quale la sera si riunivano le famiglie era costituito da quello strano aggeggio, l’imponente mobile-radio, infarcito di valvole con due manopole madreperla sul frontale, che avevano il magico potere di proiettarti in uno sconfinato mondo di voci e di suoni».
«Ricordo di allora l’inconfondibile piglio toscano di Silvio Gigli, o la calata spoletina di Alberto Talegalli. Sempre alla radio devo poi il mio debutto in arte, ad appena 17 anni, come annunciatore sostituto al gazzettino della Liguria, sede Rai di Genova. E ancora la radio è stata alla base della mia avventura lavorativa forse più esaltante, quando col Trio varammo nel 1982 Helzapoppin Radio Due, preziosa palestra di tutte le nostre future creazioni e trasmissione che si rivelò poi programma-cult.». Solenghi spiega che l’approccio col testo di Sabina Negri «è stato un qualcosa di più che il rapporto con un mezzo espressivo che ha fatto da sottofondo alla carriera artistica».
Il conduttore-factotum ripercorre l’avventura di questa sua emittente, ed essa coincide con un ben più profondo bilancio della sua vita, che passa attraverso «quei miei stessi anni - aggiunge Solenghi - densi di speranze deluse, di scelte essenziali, di esperienze che hanno lasciato un solco incancellabile nelle rughe del tempo. Ci ho messo dentro molto di me, virando un po’ più verso l’ironia, che è alla base della mia ricetta di sopravvivenza». Anche la scelta del tappeto musicale sul quale si muove il tutto «ha avuto una forte valenza evocativa, e qui ho trovato la preziosa collaborazione di Marcello, dal quale mi separano almeno due generazioni, ma con cui ho verificato sul campo una totale sintonia espressiva che non conosce datazioni o classificazioni». Solenghi confessa di non essere attratto dal monologo, ma a convincerlo è stato il contesto del tutto diverso dove il solista «è solo il tramite di una infinita catena di contatti, di rapporti, di evocazioni e rappresenta la preziosa sinapsi tra gli infiniti microcosmi di umanità che affollano l’esistenza di ognuno di noi».
L’ultima radio
Teatro Franco Parenti
Oggi e domani, ore 21
Info: 02/599940700