Soleri e Tedeschi: riecco in scena i «ragazzi terribili»

Ferruccio Soleri ha appena festeggiato il suo ottantaquattresimo compleanno. Tra pochi mesi invece Gianrico Tedeschi compirà novantaquattro anni, peraltro splendidamente portati. Fare teatro complica di parecchio la vita, si sa, ma forse, a giudicare da questi e altri «ragazzi terribili» (Glauco Mauri, Adriana Asti, Paolo Poli...), l'allunga anche. E che vita, che intensità di vita promana dagli over 80 che non smettono di calcare il palcoscenico.
Questa sera avverrà il debutto milanese di due spettacoli che hanno Soleri e Tedeschi come protagonisti. Nel caso di Ferruccio Soleri però «debutto» è un termine che può suscitare un mezzo sorriso. La versione strehleriana di «Arlecchino servitore di due padroni» è andata in scena per la prima volta nel Piccolo Teatro di via Rovello il 24 luglio del 1947 (e vi tornerà quest'anno fino al 22 dicembre). Dal 1959 è interpretata dall'attore fiorentino che, nel 2010, è stato insignito del Guinness World Record per «la più lunga performance teatrale nello stesso ruolo». Dopo oltre 2.800 recite, alle quali hanno assistito circa 2.000.000 di spettatori in 43 nazioni, Soleri è ancora lì che saltella come un grillo per far scaturire dalla sua maschera la sguaiata, furbastra e malinconica tenerezza che le è propria. Sarà per i sei piani di scale che, qualche anno fa, diceva di fare almeno tre volte al giorno, oppure per il suo leggendario fisioterapista cinese, dotato di virtù taumaturgiche, oppure semplicemente perché il personaggio che interpreta se lo sente dentro, oltre che addosso: sta di fatto che Soleri è un cognome che evoca prontamente, quasi inconsciamente Arlecchino, e viceversa.
Nel caso di Gianrico Tedeschi invece le identificazioni sono meno istantanee e totalizzanti. La storia di questo attore che ha esordito nel 1943 in un campo di prigionia, dove era stato rinchiuso con altri soldati italiani dopo l'armistizio, è costellata da personaggi rammemoranti, da figure impregnate di ricordi non necessariamente dolorosi, ma sempre problematici e dirimenti. E' all'incirca lo stesso profilo di Renato, l'ex partigiano ironico e disincantato, ma ancora fedele ai suoi ideali, interpretato da Tedeschi in «Farà giorno», la commedia in cartellone al Parenti fino al 22 dicembre. Tra i vicini di casa di Renato c'è il ventenne Manuel (impersonato dal bravo Alberto Onofrietti), ragazzo di borgata con simpatie neofasciste: fra i due avverrà una collisione fisica, ancor prima che metaforica, che li obbligherà a rimanere a lungo vicini. Sarà l'occasione per qualcosa di più di un confronto generazionale: una sorta di bilancio epocale, focalizzato su di una trasmissione di valori mai pienamente attuata. Ma sarà anche l'occasione per constatare l'abilità di Tedeschi nell'eludere lo stereotipo del padre nobile e ampolloso, e nel dimostrare quanto è bello avere novant'anni e saperli splendidamente portare.