Solidarietà ai pm, il centrodestra lascia l’aula

Dal «moderato» capogruppo dipietrista ai Verdi, Sel, Rifondazione e Pd. In Provincia l’altro giorno la sinistra ha votato tutta compatta a favore dell’ordine del giorno in cui l’assemblea genovese ha espresso «solidarietà alla magistratura» dopo le esternazioni ovvero gli attacchi di Berlusconi alle toghe di sinistra. Tuttavia nella maggioranza che sostiene il presidente Repetto, il «centro» non ha sostenuto il documento dei compagni. I consiglieri dell’Udc si sono astenuti in quanto alcune parole contenute nell’oltranzista ordine del giorno erano «non condivisibili».
Prima del voto quasi tutti gli esponenti del centrodestra, guidati dal capogruppo del Pdl Rotunno, hanno abbandonato l’aula in segno di protesta contro quella che il capogruppo arancione Massimo Pernigotti ha definito: «una solidarietà pelosa e non richiesta alla magistratura». In aula, oltre a Pernigotti, che ha presentato un emendamento, sono rimasti soltanto la capogruppo del misto Renata Oliveri e il vicepresidente del consiglio Maurizio Barsotti. I tre consiglieri del centrodestra hanno votato a favore dell’emendamento e successivamente sono usciti dall’aula pure loro, per non partecipare alla votazione e per protestare.
Il contraddittorio schieramento radicale, riformista e moderato di Repetto, quindi, non ha voluto aggiungere quanto richiesto da Pernigotti, soprattutto nell’equilibrata impegnativa finale richiesta dall’esponente arancione e da aggiungere alla mozione: «A fronte di attacchi o giudizi politici da destra e da sinistra anche a singoli magistrati nell’esercizio delle loro funzioni».
Invece, in riferimento alle note dichiarazioni del Cavaliere su taluni settori politicizzati della magistratura e su alcuni pm di sinistra accusati di «violazioni di legge incredibili» e «contrarie ai più elementari principi costituzionali», nell’ordine del giorno approvato l’altro giorno, i compagni hanno sostenuto addirittura che «il contenuto del messaggio del Presidente del Consiglio e lo strumento usato, volto a difendersi fuori dal processo anche su tematiche e questioni giuridiche, costituiscono un vulnus gravissimo all’ordine costituzionale e alle sue garanzie per tutti i cittadini, in quanto rischiano di mettere in discussione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, architrave del nostro sistema democratico, delegittimandone l’azione di fronte ai cittadini».
Non è tutto. «Gli effetti derivanti da tali iniziative di stampo autoritario, nonché potenzialmente eversivi e lesivi dell’ordine democratico fondato sui principi fondamentali della Carta Costituzionale, sono già stati messi in evidenza dal Presidente Napolitano». In altre parole, come se 12 milioni di «narcotizzati da Canale 5» non fossero in grado di comprendere quello che succede dalla discesa in campo politico di Berlusconi. E come se i dati Ocse, che pongono il Sistema Giustizia Italia al 156° posto su 181 paesi, a livelli di Angola, Gabon e Repubblica Centrafricana, fossero quisquilie da non far credere necessaria una riforma anche nel senso del «processo breve».
«Oltre a questi e ad altri dati di fatto - ha detto Pernigotti - appare contraddittorio che quando Berlusconi si lamenta di taluni settori politicizzati della magistratura, la sinistra insorga e sia solidale con le toghe, mentre quando sono gli esponenti della sinistra a farlo, come Violante, Marino, D’Alema, Finocchiaro, Bertinotti e altri, anche durante il governo 2007-2008, nessuno alzi un dito in difesa dei magistrati». «In buona sostanza - ha continuato Pernigotti - quello che anni fa dicevano alcuni esponenti della sinistra era proprio quello che dice anche Berlusconi. Avrei votato la solidarietà non richiesta e pelosa, perché riguarda uno dei poteri dello Stato verso il quale occorre rispetto, ma gli esponenti della sinistra oltranzista e solo apparentemente riformista, non ne hanno voluto sapere di indicare anche quanto avevano dichiarato i loro stessi compagni contro alcune toghe».