SOLISTI VENETI Flauto d’oro per beneficenza

La coppia irlandese, Sir e Lady Galway, per la Lega contro i tumori Sul podio Claudio Scimone

Passano i direttori. Tutti diversi ma con trascorsi assai simili. Nemmeno a Claudio Scimone difettano luoghi e imprese. Questa volta tuttavia più che Wiener e Berliner, Concertgebow e Gewandhaus, mecche del sinfonismo, la parola magica è I Solisti Veneti. L’orchestra da camera fondata quasi mezzo secolo fa. Non che Scimone si esurisca lì. Tutt’altro. Ma il suo nome è inscindibile da quei compagni di mille avventure. Prime tra tutte le spedizioni antelucane nelle campagne attorno a Padova allo scopo di divulgare l’adorato repertorio barocco. Più in particolare veneto e vivaldiano. Allora erano anche i tempi dei meritevoli Virtuosi di Roma. Che tuttavia affrontavano quella letteratura in modo un po’ squadrato. Mentre con Scimone, musicologo e filologo oggi ampiamente condiviso, le stesse pagine diventavano mosse, chiaroscurali, segnate dagli «affetti». Insomma barocche. Intanto all’infaticabile studioso (ti piombava a casa all’alba, manoscritti in mano e tante matite nel taschino) si ascrivevano varie prime esecuzioni moderne, la riscoperta di molti titoli della letteratura melodrammatica, la collaborazione con il Rossini Opera Festival. I 5.000 concerti dati in 80 Paesi dicono che non stiamo parlando di un fenomeno di nicchia. Il suo Vivaldi era luce che parlava a tutti. Al suo fianco molte eccellenze. Come James Galway, uno dei primi ad abbracciare la carriera di solista di flauto. Conoscenza di quando, primo flauto dei Berliner di Karajan, Sir James era solo e per tutti Jimmy. Claudio descrive un James spiritoso e sdrammatizzante ma assieme studioso inflessibile e spietato. Anche noi l’abbiamo conosciuto così. L’ultima volta in occasione di un concerto per le Serate Musicali letteralmente preso d’assalto. Il celeberrimo flautista è infatti anche noto ai giovani per le digressioni nel jazz e nel pop, Elton John incluso.
Sorriso accattivante, gran voglia di parlare, cravatta aranciata e panciotto a fiori, Galway suonava divaricando un po’ le gambe e flettendosi sulle ginocchia del corpo stagno. Pareva sempre sul punto di saltar via sulle note di qualche sfrenata danza dell’Irlanda. La sua terra. E solo l’entrée della moglie Jeanne, grande flautista e dama impeccabile, aveva riconsegnato all’incontro l’aplomb increspato dall’esuberanza dello sposo. Questa sera, alla Scala, per la Lega Italiana per la lotta contro i tumori, li ritroviamo tutti. Scimone, i Veneti, Sir e Lady Galway. La voce del mitico Cooper d’oro che fende l’aria come una lama. E vibra quasi a voler conferire a ogni singola nota un pulviscolo di colori differenti. Il programma apre con il Boccherini della Casa del diavolo. Uno dei dei Sei Concerti a Grande Orchestra op 12, in minore e ricco di presentimenti romantici. Poi Vivaldi, due dei concerti per flauto op. 10, dalla scrittura difficile, derivante da quella violinistica. Quindi, dopo la Concertante di Cimarosa, suggello mozartiano (Concerto K 314).
Solisti Veneti
Teatro alla Scala
stasera ore 20
Informazioni 02-2662771