Solita difesa: nessun ruolo di Romano

Ricky Levi: «Il Professore era stato informato ma non aveva il potere di decidere sulla vendita». La replica del Polo: «Sono ancora reticenti»

da Roma

Una non risposta. L’ennesima. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Ricardo Franco Levi, si barcamena come può di fronte alla seconda, devastante, interpellanza parlamentare presentata dai vertici di Forza Italia sull’ex presidente dell’Iri che autocelebrandosi «grande privatizzatore dell’impresa pubblica italiana», poi si dichiara sempre all’oscuro dei particolari delle svendite delle grandi imprese italiane (in questo caso Italtel) controllate dalla «sua» Iri.
Levi ieri ha ribadito che Romano Prodi, ai tempi in cui presiedeva l’Iri, «non ha svolto alcun ruolo né nella decisione né nell’esecuzione della cessione dell’Italtel alla Siemens. Chi aveva il potere di negoziare, di valutare, di decidere, di realizzare la vendita di Italtel era la Stet, perché - dice - in base alle procedure e al sistema decisionale operante all’interno dell’Iri dopo la sua trasformazione in Spa, la responsabilità per la vendita della partecipazione nella Italtel spettava interamente alla sua controllante, cioè alla Stet, che aveva il potere di decidere e realizzare la vendita. All’Iri, la Stet era tenuta a fornire unicamente una informativa, cioè una comunicazione, successivamente al perfezionamento dell’operazione o all’assunzione della delibera». Per questo motivo, spiega Levi, «evidentemente Prodi sapeva che Siemens stava negoziando con la Stet un memorandum di intesa per l’acquisto del 50% di Italtel, perché è ovvio che il presidente dell’Iri fosse al corrente delle operazioni di maggior peso strategico in corso da parte delle principali società controllate dal gruppo. Ma la domanda non è e non ha senso che sia “chi sapeva della vendita di Italtel?” o, addirittura, “Prodi sapeva della vendita di Italtel?”. La domanda, invece, deve essere “chi aveva il potere di negoziare, di valutare, di decidere, di realizzare la vendita di Italtel?”. E a questa domanda - chiosa Levi - la risposta è una sola: la Stet».
Per la Biancofiore la risposta è a dir poco omissiva: «Ancora una volta il governo dimostra che l’esecutivo non ha alcuna intenzione di chiarire i punti più controversi dell’inchiesta Italtel-Siemens. Si continua a sfuggire anche di fronte a questa seconda interpellanza sui fatti più compromettenti che hanno visto il professor Prodi destinatario di missive a lui indirizzate da parte del presidente uscente della Siemens Heirich von Pierer. Probabilmente - aggiunge la Biancofiore - Levi non vede o finge di non vedere ciò che può essere più compromettente per Prodi». Antonio Leoni, vicepresidente vicario di Fi alla Camera, rincara la dose: «Venire in aula per sciorinare dati su dati e notizie su notizie, anche non richieste, con le quali il sottosegretario Levi ha provveduto anche a smentire se stesso, non ha reso certo un servizio al Parlamento e al Paese. Sui fatti concreti contestati non abbiamo ottenuto, neanche questa volta, alcuna risposta convincente, se non delle smentite impossibili da dimostrare. Continuare a negare l’evidenza storica di quelle circostanze non solo non è rispettoso degli strumenti di sindacato ispettivo della Camera, ma lo è anche nei confronti dei cittadini».\