La solita doppia morale di D’Alema

«Rinunci a questa leggina, presidente Berlusconi, e affronti il giudizio per accuse che ha sempre respinto». Così parlò Massimo D’Alema, Camera dei deputati, 10 luglio 2008. Si fa fatica, però, a pensare che solo due anni fa, quando era «sul banco degli imputati» per il caso Unipol, D’Alema non era così propenso a farsi processare per le presunte ingerenze sulla scalata delle Coop a Bnl, emerse da alcune intercettazioni. Le richieste del gip Forleo allora erano «stupefacenti e illegittime», mosse da «acrimonia e animosità». E in fondo, quelle telefonate nulla dimostravano. Anzi, disse allora i ds, «chi pensa di processare i propri avversari politici in modo sommario tramite intercettazioni illegali, si pone fuori dal terreno della civiltà». Altri tempi, altre telefonate.