La solita Inter, piange anche l’arbitro Milan salvato dal giovane Paloschi

Il gol di Cambiasso è in fuorigioco, poi Suazo affonda il Catania. Farina contestato se ne va in lacrime. <strong><a href="/a.pic1?ID=240452">I rossoneri vincono</a></strong> con un gol del Primavera. <strong><a href="/a.pic1?ID=240451">Juve da Champions</a></strong>

Catania - La maledizione della Champions, la benevolenza degli arbitri: la storia dell’Inter sta diventando un po’ troppo prevedibile. Si avvicina il Liverpool, arrivano i momenti che contano e la squadra di Mancini continua a perdere pezzi e colpi, nonostante il risultato. Appunto il risultato: due gol, ma il primo segnato da Cambiasso in netto fuorigioco, ammesso da Zanetti a fine partita con Baldini cavaliere («Bisogna saper accettare gli errori»). Farina ha visto male, il guardalinee peggio. E non c’è partita in cui l’Inter non trovi un occhio chiuso, una svista che conta: non è colpa sua, gli arbitri sono scarsi e Farina non fa eccezione, ma questa volta a piangere non è solo il Catania. Il direttore di gara infatti, contestato dal pubblico, ha saltato il terzo tempo ed è uscito dallo stadio in lacrime. Forse agli arbitri serve davvero uno psicologo.

E forse non fa bene ricordare all’Inter i suoi cento anni. Comincia a dimostrarli. Fatica e rughe, gioco involuto e difficoltà a tirare in rete ieri sera sono stati tutt’uno. Il Catania ha giocato la partita del buon ricordo. Quel «clamoroso al Cibali!» da queste parti è rimasto un grido di battaglia: te lo ripetono i taxisti appena scendi dall’aereo, lo dice la gente dentro e fuori lo stadio, lo dimostrano i giocatori impregnando la loro partita di buone intenzioni, anche se il superiore livello tecnico dell’Inter è stato subito evidente, il miglior salvagente per la squadra di Mancini. Inter rugosa, affaticata e con i muscoli troppo teneri. Non proprio una fotografia da campione d’Italia e da capolista del campionato. Il Liverpool potrebbe ridersela. Ieri i muscoli delicati hanno rifilato l’ennesima coltellata alla buona stella. Dopo mezz’ora tanti saluti a Jimenez, in evidente declino di forma e ispirazione: ha sbagliato quanto poteva prima di sentir tirare la coscia sinistra (risentimento al bicipite femorale). Un altro uomo da aggiungere alla lista dei cristalli interisti, con vista Liverpool. La maledizione della Champions incombe quanto mai su questa squadra: il gioco è peggiorato, i risultati non incoraggiano e lo stato fisico complica la vita.

La partita di ieri sera dovrebbe far alzare le antenne a tutti. L’Inter è partita giocando malaccio, troppi sgorbi, passaggi imprecisi, i soliti lottatori a reggere il copione. Ibra troppo spesso nei suo coni d’ombra, Cruz dormivegliante. Buon per il Catania che ha giocato con umiltà e modestia, evitando qualunque rischio (nemmeno un tiro in porta interista nel primo tempo) e alzando la temperatura del suo stadio pieno, dopo 35 minuti, quando Izco ha fatto partire il primo tiro vero di tutta la partita: finito poco sopra la traversa di Julio Cesar.

Poco per emozionare, tanto per pensare male dell’Inter. Comprensibile che il Catania abbia trovato poca sostanza e ancor meno spettacolo. Molto meno accettabile che la squadra di Mancini sia rimasta ai margini della partita, attenta a non prenderle, in evidente difficoltà nel costruire gioco e occasioni. Tanto che Mancini, nel secondo tempo, ha infilato in partita anche Suazo al posto di carta velina Chivu, per sfruttare spazi e dare forza ai suoi attaccanti. Ed infatti Suazo è andato in rete, ma quando la partita era già decisa.

Ancora una volta l’arbitro è stato l’attaccante in più. La giocata di Zanetti per Cambiasso andava bloccata subito: Farina non ha capito e non si è nemmeno posto il problema di un fuorigioco parso evidente in tv, forse non difficile da intuire dal campo. Brutta serata per l’arbitro - che, ironia della sorte, era lo stesso del nefasto Catania-Palermo -, inseguito per tutta la partita da fischi, urla, schiamazzi e, alla fine, da applausi e cori ironici: forse il modo più civile per recapitargli il dissenso che però non ha gradito, anzi ha subìto. L’ironia fa più male della rabbia. La Juve dei brutti ricordi non c’entra niente, ma questo campionato dell’Inter comincia ad essere troppo macchiato. Peccato, perché la squadra di Mancini è la più forte in Italia, come dimostrano abbondantemente le sue avversarie. Ma per l’Europa sarà tutta un rebus. Ora più che mai.