Solita teoria del complotto «Cercano di provocarmi»

Luca Telese

da Roma

Fausto Bertinotti, che ha capito l’aria che tira, butta lì una battuta sdrammatizzante: ««Caruso è un uomo che ha fatto un'esperienza importante nei centri sociali, nelle organizzazioni di movimento del Mezzogiorno e in tutto il movimento no global. È stato accettato anche da suore e preti...». Sarà, è sempre difficile sondare gli umori politici di chi è più vicino allo spirito santo. Ma certo in queste ore nessuno ha potuto fare a meno di notare che l’ex leader dei Disobbedienti ha abbassato il tiro e si è sottratto al tritarcarne mediatico che lo stava stritolando. Ieri le esternazioni sono state ridotte al lumicino, dopo la promessa di ripetere gli assalti alla basi Nato e gli espropri proletari, dopo i paragoni non proprio lusinghieri fra Clemente Mastella e i kamikaze e dopo la promessa di esproprio della barca di Massimo D’Alema. Il giovane no global napoletano ha scelto una strategia comunicativa più dimessa. Non è un caso. Persino nel faccia a faccia fra il presidente dei Ds e quello di An, Gianfranco Fini, il suo nome era assurto a categoria simbolica, paragonato - per scomodità di convivivenza politica - addirittura ai movimenti neofascisti. Parole e giudizi che pesano, nei fragili equilibri del centrosinistra, soprattutto dopo il caso Ferrando: ieri sera la situazione si era logorata, al punto che Pasquale Laurito, noto come «Velina rossa» (l’agenzia più vicina ai Ds) ha distillato uno dei suoi commenti più sapidi: «Ferrando è stato espulso, Caruso è stato ammonito».
A queste parole il giovane disobbediente (che deve guardarsi anche dal sarcasmo di chi, come Luca Casarini lo considera un ex compagno) non ha saputo non rispondere: «Non ho ricevuto nessun genere di ammonizione - ha dichiarato all’Ansa - non ho tempo per inseguire il teatrino della politica» (che fa, ruba ispirazione a Silvio Berlusconi?). E poi, per spiegare il suo cambio di marcia: «Molti compagni, in questi giorni, mi hanno ripetutamente esortato a non cadere nelle provocazioni, a non invischiarmi nel teatrino della politica, a lasciar perdere toni polemici e provocazioni orchestrate dai partiti e dai giornali di destra». Poi, chiarendo i suoi propositi: «Ho ben altro da fare che stare a combattere contro le dichiarazioni di Tizio o di Caio, preferisco spendere il mio tempo a combattere contro i problemi sociali che attanagliano il nostro Paese: la precarietà, la disoccupazione, la devastazione ambientale dei nostri territori, il disagio dei tanti giovani del Sud che sono costretti a vivere senza prospettive piuttosto che inseguire questo squallido teatrino». Sarà così squallida, la ribalta della politica, ma se per poter ritagliarsi il suo posto persino Caruso ha abbassato i toni, evidentemente qualche attrattiva dovrà pure averla.