LE SOLITE MAGNIFICHE OTTO

D elusi? Forse un po’. Gli ottavi di finale hanno regalato poco: sprazzi di emozione, un bel calcione al fair play (Olanda-Portogallo), la solita caccia all’errore dell’arbitro (Italia-Australia) e lo splendore di qualche campione. Sono tornati di moda loro, gli intramontabili: Beckham, Zidane, Ronaldo. E così pure le squadre che hanno forza nella tradizione. I quarti ci presentano sette sorelle del calcio senza tempo: Argentina e Brasile, Italia e Francia, Portogallo, Inghilterra e Germania. Farà compagnia l’Ucraina, più cenerentola che ammazza grandi.
Ma ora viene davvero il bello. Se così non sarà, meglio archiviare questo mondiale fra le occasioni perdute dal calcio. In due partite saranno racchiuse tre finali dei mondiali. Argentina-Germania, già vista nel 1986 e nel 1990, una vittoria a testa nel segno di Burruchaga e Andy Brehme. Brasile-Francia replica della finale 1998 che il Brasile continua ad avere sullo stomaco. Ronaldo ritrova uno dei brutti ricordi della sua storia di calciatore e forse di uomo. Sul campo sembrava corresse un automa, ma non per colpa sua. Stavolta Ronie correrà poco come allora, ma starà sicuramente meglio. Solo un po’ più grosso-grasso.
Ormai sono quarti, il palato si fa dolce. Basta un niente, una vittoria, per dare senso e bilancio positivo al mondiale. Tutti forse vorrebbero far cambio con l’Italia, ma il mondiale ha insegnato, anche in questi ottavi, che le partite facili sono tranelli, quelle difficili ti riportano alla virtù.