Soliti noti traditi dal «make-up»

Stefano Vladovich

Il più giovane, 29 anni, era uscito dal carcere poche settimane fa ed era in regime di semilibertà. L’altro, 35 anni, ha già accumulato pene per quasi un terzo della sua vita. Il reato sempre lo stesso: rapina a mano armata. Entrambi di Acilia, ieri mattina stavano per colpire ancora una volta assaltando l’agenzia della Cassa di Risparmio di Civitavecchia al Divino Amore. A un uomo in bicicletta, però, non sono passate inosservate quelle «facce da galera» che armeggiano con parrucche e occhiali da sole. E ha chiamato il 112. Per la seconda volta in pochi giorni (il 15 ottobre a San Basilio il precedente) è il senso civico di un cittadino a impedire l’ennesima razzia in un istituto di credito.
Marco C. e Gianni I. fanno coppia fissa, oramai, da anni. Sono specializzati soprattutto negli assalti in banca con in mano un taglierino, l’unica arma in grado di eludere i controlli del metal detector. Sono giovani ma agiscono con una professionalità da far spavento: prima di ogni colpo effettuano una serie di ricognizioni accurate per valutare i sistemi di sicurezza e le vie di fuga. Soprattutto per studiare le vittime, quanti dipendenti troveranno al di là del bancone e se a proteggere il caveau ci sono o no guardie giurate. La filiale sulla via Ardeatina della Cassa di Risparmio è un obiettivo buono. Traffico sulle strade attorno, abbastanza confusione per coprirsi la fuga sul vicino raccordo anulare a bordo di una moto di grossa cilindrata appena rubata. L’altra mattina Marco e Gianni arrivano davanti alla banca. Scendono dalla moto e iniziano i preparativi per non farsi riconoscere. Il testimone assiste alla scena e chiama i carabinieri. I più vicini sono quelli della stazione Divino Amore, compagnia di Pomezia. Una pattuglia accorre sul posto in pochi secondi. Alla vista della «gazzella» i due girano i tacchi ed entrano in fretta e furia nel bar accanto. Parrucche e occhialoni vengono gettati in un cassonetto della spazzatura. Un maresciallo se ne accorge e decide di aspettare. I carabinieri, dopo aver circondato l’edificio entrano dalla porta di servizio. Basta poco, a quel punto, a bloccare i sospetti. Vecchie conoscenze delle forze dell’ordine Marco e Gianni. Inutile negare la tentata rapina: a inchiodarli le riprese registrate dalle telecamere interne durante le «esplorazioni» per stabilire la fattibilità del colpo. I reati? Tentata rapina, ricettazione e porto abusivo di armi, aggravati dai precedenti penali accumulati.