Il solito gol di Shevchenko non salva il Milan dal naufragio

Falsa partenza dei rossoneri frenati da un campo quasi impraticabile

Franco Ordine

nostro inviato a Ascoli

Al primo nubifragio, il primo mezzo naufragio. Fa anche rima ma non è per niente divertente la partenza frenata del Milan. Nella piscina di Ascoli, come un anno fa di questi tempi, contro l’arrembante Livorno sospinto da 5mila curvaioli in bandana gialla, debutta con un modesto pareggio. Che nessuno, a cominciare da Ancelotti, tra i più feroci oppositori della scelta dell’arbitro De Santis, si arrampichi sulla storia del maltempo. È vero il diluvio trasforma in un pantano, nei primi venti minuti, il prato di Ascoli; è vero milanisti e ascolani, alla prima interruzione, ammettono che giocare al calcio è quasi impossibile ma poi le condizioni complessive migliorano e non si può certo reclamare bel tempo per le apparizioni del Milan. Ma anche se il cielo apre il rubinetto, forse è il caso di provvedere in qualche altro modo, cambiando in corsa le gomme come usa fare con i bolidi in formula uno. E invece niente. Partita studiata per premiare Ambrosini e Serginho, lasciando in panchina Gattuso e Seedorf che sono in ritardo, e così va avanti Ancelotti senza lasciarsi sfiorare dall’idea di effettuare una correzione, di prendere in contropiede il maltempo.
Nel primo tempo si può vedere zero calcio, tranne un paio di punizioni che scaldano i pugni di Coppola, portiere rivelazione della domenica, capace di opporsi in modo degno e deciso alle successive punture da media distanza di Shevchenko. Nella ripresa, appena si ristabilisce un minimo di regolarità, la partita prende la piega attesa da tutti con terrore, qui ad Ascoli («temiamo una goleada» la frase ricorrente prima di cominciare). Con il Milan che apparecchia un assedio e con l’Ascoli che invece capisce al volo che questa è l’occasione buona per non patire il divario rispetto alla cifra tecnica rossonera. Il balzo nella storia matura dodici minuti dopo l’inizio della seconda frazione e qui riemergono i difetti antichi dell’armata berlusconiana. In difesa non c’è una feroce attenzione e spesso i grandi nomi si fanno cogliere di sorpresa dai calci piazzati. È successo cento volte, succede anche ad Ascoli sulla traiettoria di Foggia, deviata da Quagliarella a cui Dida si oppone secondo protocollo: deviazione laterale. Ma il più lesto a rinvenire è Cudini, un difensore venuto a caccia di avventure, e la sua stoccata consegna alla città di Ascoli cinque minuti di celebrità. Il pareggio successivo infatti è una prodezza balistica di Shevchenko, mosso dalla solita palletta a terra di Pirlo: il Pallone d’oro da 20-22 metri, centralmente, mira l’angolo basso e lo coglie con precisione chirurgica. A quel punto resta solo il Milan in mezzo al campo: con Sheva ha l’opportunità di siglare il 2 a 1 (col sinistro alza sulla traversa a porta spalancata) due minuti più tardi prima di aspettare la stoccata di Kakà nel finale (deviazione del portiere) e di andare sotto la doccia, a calmare i bollenti spiriti e anche un po’ di rabbia legittima.
Nessuno può discutere le buone ragioni di Ancelotti nell’allestire lo schieramento, prima del diluvio marchigiano. La presenza di Ambrosini e Serginho è un premio, dovuto, a chi sta meglio, a chi ha i muscoli levigati, a chi corre e si batte con lucidità. Ma poi bisogna fare i conti con la realtà e non farsi cogliere, sempre di sorpresa, a Istanbul come ad Ascoli. Non bisogna sempre subire gli eventi ma si può anche reagire. Facendo scaldare Gattuso al posto di Serginho insomma. A 20 minuti dall’inizio, dinanzi al nubifragio, si può tornare dall’arbitro e modificare la lista degli undici. E se proprio non si può, allora bisogna procedere con tempismo alle modifiche. Altrimenti a cosa serve quella panchina, a cosa servono quelle risorse finanziarie consumate dalla società e dal suo azionista di riferimento, per migliorare la cifra tecnica del gruppo? E invece niente. Pirlo rimpiazzato al primo cedimento va bene, Jankulowski tenuto troppo a lungo a bordo piscina e inserito a due minuti dalla fine è proprio incomprensibile. Ultima osservazione: nel Milan di questi tempi ci sono almeno tre-quattro elementi sotto il minimo sindacale. Il primo della lista nera è Gilardino, il secondo è Stam, il terzo è Kaladze. Se c’è Shevchenko, qualche lacuna viene colmata, se non c’è Maldini, invece si paga pegno. Ecco la materia su cui bisogna intervenire a Milanello. Da domani mattina.