Come al solito sovraesposto l’Estremo Oriente

La selezione per il concorso della prossima Mostra di Venezia era a metà ancora il 20 luglio; è stata completata in fretta per la conferenza stampa di ieri. Come anticipato dal Giornale, l’Italia ha quattro film in concorso, quindi è sovrarappresentata. Quando ciò avveniva, a vantaggio del cinema francese, al Festival di Cannes, i giornali parlavano di sciovinismo; ci saranno ora giornali severi con Venezia come lo furono con Cannes? Questo abuso di posizione dominante troverà forse giustificazione qualitativa; la quantitativa non potrà esserci. I film italiani distribuiti realmente - nel senso che siano visibili per almeno due fine settimana nei cinema - in un anno in Italia sono circa trenta...
Al Lido non ci sono più, salvo uno, i selezionatori dell’anno scorso. Hanno pagato con l’allontanamento errori del direttore, perché, se selezionatore propone, direttore dispone. I nuovi selezionatori sanno dunque che cosa rischiano; e hanno già capito quanto contino, visto che il cartone animato Sky Crawlers di Mamuro Oshii è stato preso dal direttore senza che loro l’avessero visto.
A proposito di cartoni e di giapponesi: ci sarà alla Mostra anche Ponyo on Cliff by the Sea di Hayao Miyazaki, autore di film così enigmatici da valergli la nomea di «maestro». Però Takeshi Kitano non fu contento di riascoltare il motivetto del suo L’estate di Kikujiro (Festival di Cannes, 1999) nella Città incantata di Miyazaki (Mostra di Venezia, 2001)!
In quest’edizione anche Kitano parteciperà in concorso con Achilles and the Tortoise: con tre film in concorso il cinema giapponese è dunque sovrarappresentato - proporzionalmente - anche più di quello italiano.
Tanto est asiatico (c’è anche il cinese Plastic City), ma pochissimo Est europeo in concorso: ci sarà solo il russo Alexei German jr. con Soldato di carta, anche questo un film non per il grosso pubblico. Al quale che cosa toccherà? Come sempre i film americani, come i due anticipati ieri dal Giornale. A merito di Kathryn Bigelow, regista di The Hurt Locker, e Jonathan Demme, regista di Rachel Getting Married, va detto che hanno accettato il concorso che quasi tutti gli americani rifiutano. Sanno che difficilmente saranno premiati col Leone, perché la giuria li riterrà già abbastanza premiati col Dollaro, eppure sanno stare al gioco.
Quando si tornerà a capire che una giuria non deve sanare il divario «Hollywood/non-Hollywood», ma suggerire al pubblico film che poi gli piacciano, sarà un bel giorno per i festival.