"È il solito trucco: loro fanno il buco e lo Stato pagherà"

Il leghista Calderoli: "Mi occupai della
questione e andai
in Calabria con
barba e baffi finti. si tratta di un calzino da rivoltare completamente. I forestali della Calabria sono più o meno come i lavoratori socialmente utili. Vengono pagati per non fare sostanzialmente nulla&quot;<br />

da Roma

Senatore Roberto Calderoli, alla fine la Regione Calabria ha deciso di liquidare l’Azienda forestale. Hanno fatto da soli quello che nel 2004 avrebbe voluto fare lei quando Berlusconi annunciò la sua nomina a commissario straordinario per i forestali?
«In verità non hanno fatto assolutamente nulla. Perché oggi liquidano l’Afor che domani rispunterà fuori sotto un’altra sigla. Che so, invece di Azienda forestale della Regione Calabria si chiamerà Azienda regionale forestale della Calabria. E il gioco è fatto».
Insomma, secondo lei è solo un escamotage per dare il via ai 2.500 prepensionamenti che, tra l’altro, costeranno 60 milioni di euro?
«Già. E come al solito fanno il buco per poi farlo riempire a noi».
Si spieghi.
«Chi pensa che li metterà quei 60 milioni? La Regione? Certo che no. È piuttosto chiaro che verranno a chiedere un ingente stanziamento in Finanziaria e alla fine a pagare saremmo tutti noi...».
Nel 2004 Berlusconi annunciò la sua nomina a commissario straordinario nella conferenza stampa di fine anno. Poi, però, non se ne fece nulla...
«Alemanno, allora ministro dell’Agricoltura, non la prese niente bene e fece il diavolo a quattro. Così, della cosa non si parlò più fino a luglio quando tornarono a propormelo».
E lei?
«Io dissi di no. Ho passato i primi mesi del 2005 a studiare la questione dei forestali, cercando qualche buona soluzione a una situazione che era ormai diventata ingestibile. Pensi che tra lavoratori a tempo pieno e stagionali si arrivavano a contare circa 16mila forestali. Però ormai si era perso troppo tempo...».
I vertici della Regione, però, polemizzarono con lei accusandola di non interessarsi della vicenda. A Reggio Calabria non ci andò neanche una volta...
«Falso. In primo luogo mi vennero a trovare diversi dipendenti dell’Azienda forestale, gente che la materia la conosceva bene e che siccome era in rotta con i suoi padrini politici non aveva nessun problema a parlar chiaro. Eppoi a Reggio Calabria ci andai, anche se in incognito».
Va bene che la Calabria non è la Padania e magari lì la sua popolarità fa un po’ acqua, ma Calderoli in incognito...
«Con barba e baffi finti».
Scherza, vero?
«Ci mancherebbe. Li comprai in un negozio dietro la Cassazione a Roma. La barba non so che fine ha fatto, i baffi li ho ancora a casa...».
Va bene. E che idea si è fatto del problema?
«Che si tratta di un calzino da rivoltare completamente. I forestali della Calabria sono più o meno come i lavoratori socialmente utili. Vengono pagati per non fare sostanzialmente nulla. La maggior parte di loro è impiegata in altro modo: per esempio, per la cura del verde pubblico».
Soluzioni ne aveva immaginate?
«Un’ipotesi era quella di avviarli al ciclo produttivo con gli scarti di legname come si fa in Svezia. Così un costo da sostenere si sarebbe trasformato in un’opportunità da sfruttare».