Il solito vizietto dei Tulliani: pure Giancarlo invoca la privacy

Della serie: risate sotto l’ombrellone. Nella pochade familiar-politica Tulliani-Gaucci-Fini che, colpa di quei ficcanaso dei giornalisti del Giornale, ha sconvolto le vacanze al presidente della Camera, entrano ora in scena il «cognato» furioso e il «diritto all’oblio». Dopo giorni e giorni di tormento, che cosa fa dunque il «cognato furioso», alias Giancarlo Tulliani, il fratello domiciliato nel Principato, dell’attuale compagna di Gianfranco l’Immarcescibile, Elisabetta? Si espone in prima persona. O meglio, espone un esposto, come direbbe Totò, e chiede al Garante della privacy di fermare gossip, rotative e quant’altro possa ancora infastidire la sua immagine. A proposito di immagine, nella sua istanza (pregasi leggere istanza e non la «stanza» che è a Montecarlo) non gli è proprio andato giù quel fermo immagine che ha indugiato sul suo nome che stava, naturalmente, sul citofono della casa in questione.
Ricapitolando: privacy ferita, anzi trafitta, più e più volte, secondo lui, da questa e altre intrusioni, che alcuni media hanno fatto e continuano a fare: partendo dall’indirizzo dell’appartamentino, boulevard Princesse Charlotte, 14 per arrivare all’onda anomala che ha travolto parenti e amici e vecchi conoscenti di famiglia. E che ha depositato sulla spiaggia delle curiose scoperte anche una supervincita al superenalotto, felicemente incassata da sua sorella Elisabetta e dall’uomo che un tempo l’accompagnava mano nella mano, un altro presidente discusso e discutibile, l’ex patron del Perugia calcio Luciano Gaucci. Quisquilie e pinzillacchere, che non riescono neanche a fare il solletico all’immarcescibile Gianfranco che non fa un plissé nemmeno davanti alle carte che cantano, riportate alla luce del Giornale ma che, in compenso, accoglie con la benevolenza di un parente stretto, l’uscita del «cognato» furioso e la nuova battaglia a tutela della privacy di una famiglia così duramente messa a nudo, in bikini o in boxer.
D’altra parte nel segno di una coerente coerenza ricordate le parole, pronunciate dallo stesso Fini a proposito di leggi bavaglio etc, solo un mese fa?: «In un grande Paese democratico la libertà di stampa non è mai sufficiente». Cadute nell’oblio. Come nell’oblio già nel 2009 voleva cadesse e sparisse tutto Elisabetta Tulliani, che aveva chiesto la rimozione da internet delle foto e dei video che la ritraggono in compagnia di Luciano Gaucci, pubblicate e ripubblicate quando la coppia faceva notizia. Poi Gaucci ha combinato i suoi casini, ora è in esilio a San Domingo e nel frattempo la signora Tulliani si è accompagnata col presidente Fini. Così, altrettanto curiosamente, arrivò a dare ragione ai Tulliani il Garante della privacy, alla quale si era rivolta. A patto che lei, si legge nel dispositivo, contatti uno per uno i vari siti e chieda di togliere foto, filmati e notizie.
Impresa, converrete, oggi impossibile tanto più che la signora, causa evidente del divorzio di Fini da Daniela Di Sotto, è diventata di conseguenza, come lui, personaggio pubblico e tutte le sue foto nuove e vecchie come le notizie che la riguardano, sono quanto mai d’attualità, patrimonio del diritto di cronaca e quindi offerte ai cittadini che sanno che Gianfranco Fini, è personaggio più che pubblico la cui storia personale, dal divorzio fino alla nuova doppia paternità, non può certo essere coperta da alcun diritto all’oblio. Allora anche Berlusconi potrebbe chiedere il «diritto all’oblio» per tutte le vicende che lo trascinano in Internet ogni minuto, e star e starlette potrebbero far causa in massa ai blog per antiche paparazzate. Ma, evidentemente, anche la privacy, come mille altre cose, per Fini è da pesare con bilance diverse a seconda di chi si tratti. Eppure basta sfiorare coi polpastrelli la tastiera di un computer e navigare un po’ per vedersi esplodere a video la storia di Elisabetta Tulliani. Mah.
E nuove notizie non mancheranno visto che gli investigatori starebbero valutando, prima delle rogatoria internazionale, di ascoltare il senatore Francesco Pontone, amministratore di An, l’altro amministratore del partito Donato Lamorte e lo stesso Giancarlo Tulliani. E magari, se emergeranno discrepanze, anche lo stesso Fini. Meglio stare svegli, dunque, altro che addormentarsi nell’oblio.