La solitudine di Dalla Chiesa

Ho rivisto alla tv lo sceneggiato su Dalla Chiesa. All’ammirazione si è sostituita la rabbia e l’incredulità che egli sia rimasto solo, abbandonato per l’incapacità dello Stato di farsi interprete delle prime esigenze di chi lavora in prima linea per il trionfo della giustizia. Siamo sicuri che oggi le cose siano migliorate? Non è che mancano quegli uomini veri, che non aspettano le posate per cibarsi del proprio lavoro, ma integrano coraggio e professionalità, guardando dritto negli occhi un colpevole? In realtà allo Stato serve il cittadino come alla giustizia il rigore e questo governo non si rende conto che in molte questioni, che attanagliano il Paese, l’onestà aspetta sempre dietro la porta, costretta ad ascoltare le sciocchezze che impediscono che nella criminalità e nella lotta alla droga si possano prendere provvedimenti «speciali».