Sollecito svela al giudice i segreti del suo pc

Il giovane fornisce la chiave per accedere al computer: «La sera del delitto non l’ho usato»

nostro inviato a Perugia

Salta il confronto tra i tre indagati per l'omicidio di Meredith Kercher, la 21enne inglese uccisa a Perugia la notte tra il primo e il due novembre. L'udienza del gip perugino per l'incidente probatorio sul pc portatile di Raffaele Sollecito, sequestrato a casa dello studente barese, e su quelli di Amanda Knox e della stessa Mez sembrava l'occasione per un faccia a faccia tra i protagonisti del giallo. Il primo rendez-vous di fronte al magistrato dopo l'arrivo in Italia dell'ivoriano Rudy Hermann Guede, l'unico che, pur dicendosi innocente, ha ammesso la sua presenza nella casa di via della Pergola la sera del delitto. Ma sia Guede sia l'americana sono restati nel carcere di Capanne. Così dal furgone della polizia penitenziaria, alle 11 di ieri mattina, è sceso solo Lele per salire al terzo piano del tribunale. Testa bassa, coperto da un montgomery blu scuro, leggermente ingrassato dopo quasi 80 giorni passati dietro le sbarre, il ragazzo ha fornito al gip alcuni chiarimenti tecnici sul suo secondo computer, che non è quello su cui sostiene di aver lavorato la notte in cui Meredith veniva uccisa. «Quel portatile l'ho usato poco, da luglio non lo accendo più. Ho cominciato a scriverci la tesi prima dell'estate», ha spiegato, raccontando come accenderlo nonostante un difetto all'interruttore e fornendo le password per l'accesso: «AkiraFudo», un personaggio di fumetti giapponesi.
Le relazioni dei periti arriveranno entro 60 giorni, ma dai tre computer, che tra l'altro secondo gli inquirenti non sarebbero funzionanti, non sono attese clamorose novità. Oggi, invece si cercheranno tracce biologiche con un esame irripetibile su un bicchiere che si trovava sulla scrivania della stanza della vittima. Soprattutto dal lavoro della scientifica sono arrivati finora gli elementi che per gli inquirenti incastrano i tre: le impronte e il Dna di Rudy sul corpo della ragazza e in casa, il Dna di Amanda e di Meredith su un coltello sequestrato a casa di Sollecito, e un'impronta biologica di Sollecito sui gancetti del reggiseno della studentessa inglese. Ma per i legali degli indagati si tratta di tracce non univoche. Intanto torna a passeggiare per corso Vannucci Patrick Lumumba, il congolese inizialmente indicato da Amanda come autore del delitto. Ancora indagato, ma libero dal 20 novembre, Patrick aspetta il dissequestro del suo pub. «Spero che già domani il mio avvocato mi faccia sapere qualcosa», spiega sorridente. Ma la nuova inaugurazione potrebbe essere in tono minore: «Non penso proprio che sia il caso di festeggiare».