Sollievo Dida: ritorna col Bayern L’armadio Kalac rivede i fantasmi

Il portiere australiano in campo a Palermo dove subì tre reti in coppa Italia. Kaladze a Tbilisi per i funerali del fratello salterà il campionato

Franco Ordine

Doppio sospiro di sollievo. Il Milan ha fortemente temuto di perdere Nelson Dida per un bel pezzo. Martedì notte, al culmine di un blitz nell’ospedale più vicino all’Allianz Arena, ha ricevuto la prima notizia rincuorante: nessuna frattura alla caviglia destra. Ieri, al ritorno dalla Baviera con le stampelle, effettuata la risonanza magnetica a Milanello, il secondo esito positivo ha illuminato il volto di Ancelotti. Trattasi di distorsione, una normale distorsione, senza interessamento dei legamenti della caviglia destra, il vero timore scoperto dietro le smorfie di medici e massaggiatori. Così, tutti insieme, Dida e il suo allenatore William Vecchi, i medici e i fisioterapisti, han messo mano a una tabella di recupero considerata attendibile. «Può tornare entro tre settimane» hanno fatto sapere in modo informale dal Milan. Anche Adriano Galliani ha aperto il cuore alla speranza. L’appuntamento del Milan per il ritorno di Dida in porta è fissato nella settimana decisiva di marzo che va dal ritorno degli ottavi di Champions league contro il Bayern (sera dell’8 marzo, la festa della donna, prato di San Siro rizollato) fino al confronto di Torino, contro la Juventus (campionato), domenica 12 marzo (posticipo). È andata bene, al Milan e a Dida. E nessuno ha inseguito Lucio, il brasiliano del Bayern coinvolto nell’azione, con qualche rimpianto. Forse il merito, esclusivo, è di Andry Shevchenko, il bomber dei record prodigiosi che all’Allianz Arena, dal dischetto, ha raggiunto Ballack (1 a 1) nello specifico e Raul in cima alla classifica dei goleador di coppa Campioni (51 pari).
Con Dida riparato a casa, al caldo, è tornato nel Milan il tempo di Zelyko Kalac, australiano di origine dalmata, nato a Sydney, due metri e due centimetri di altezza su un fisico che riempie la porta senza procurarsi l’immunità. Gli strani incroci del destino calcistico, lo rimettono al centro del ring in vista del viaggio a Palermo. Da quelle parti se lo ricordano come una specie di grande alleato: 3 gol in coppa Italia, la sera più nera della carriera stagionale del Milan, una difesa infilata dagli attaccanti di Papadopulo, appena sbarcato sulla panchina di Del Neri. «Si torna sul luogo del delitto» scherzano i cronisti e William Vecchi, il preparatore dei portieri, per stare al gioco para il colpo: «Difficile che possa fare peggio». Vero. Allora Kalac, uccellato fuori dalla porta sul primo gol, e al centro di un clamoroso equivoco sul terzo, se la prese col terreno infame. «Vorrei vedere te giocare su quel prato» rispose, permaloso, a un cronista di milanchannel. Adesso si lascia proteggere da una difesa assestata, nonostante l’assenza dei grandi vecchi (Cafu e Maldini per intendersi). «Andrà meglio» indovina sicuro il 33enne portiere passato da Inghilterra, Olanda, prima di imporsi al Perugia di Cosmi. Non avrà il puntello Kaladze, partito per Tbilisi per assistere ai funerali del fratello (si svolgeranno sabato e perciò salterà Palermo). Dovrà accontentarsi di Stam centrale con Nesta e Simic sulla destra, e Costacurta unica riserva. C’è di peggio, nella vita oltre che nel calcio.