Il «sollievo» di Profumo

da Milano

Non c’erano solo gli utili nell’agenda di ieri di Alessandro Profumo, ad di Unicredit. Utili che pure non sono mancati: 5,3 miliardi il risultato proforma del gruppo nei primi 9 mesi, compresa Capitalia. E 1,1 i miliardi per il solo Unicredit nel terzo trimestre, contro le attese di 995 milioni degli analisti. Ma insieme con i dati trimestrali il gruppo milanese aveva una voglia matta di comunicare al mercato che la banca è sana, che le performance sono quelle annunciate (confermate le attese per gli utili di fine anno, a 0,56 euro per azione), che la situazione patrimoniale (un «tier1» maggiore del 6% «dopo» Capitalia) è migliore di quella dei grandi concorrenti europei. E, infine, che le condizioni per la crescita - finita la stagione delle grandi operazioni - ci sono tutte (soprattutto se si guarda al potenziale del centro-est Europa, che mostra ricavi nel trimestre per 1,4 miliardi, sul totale di 5,6, con un tasso di crescita del 20,7%).
E questo è proprio il quadro che un Profumo visibilmente sollevato, circondato dai suoi tre vice Sergio Ermotti, Roberto Nicastro e Paolo Fiorentino, ha presentato ieri al mercato. Incassando dalla Borsa, a dire il vero, un verdetto a metà: l’euforia che ha spinto il titolo su del 3% si è poi spenta fino a una chiusura poco sopra la parità. Ma la giornata non è stata generosa quasi per nessuno (basta vedere Intesa, che ha ceduto l’1,8% nel giorno dei suoi conti), e comunque i 5,6 euro di ieri rappresentano ben il 12% in più dei prezzi minimi di venerdì. E le paure per brutte sorprese di bilancio o per eventuali buchi nei derivati piuttosto che nei mutui subprime sembrano finite. Con buona pace della speculazione che in queste ultime settimane ci ha sicuramente messo del suo. «Abbiamo sentito di tutto - ha voluto scherzare Profumo -. L’unica che non si è sentita è che sarei fuggito con una ballerina brasiliana». Profumo, si è poi appreso dalle comunicazioni ufficiali, ha dato un altro segnale inequivocabile al mercato, investendo 2,3 milioni nell’acquisto, ieri, di 400mila titoli Unicredit, al prezzo medio di 5,77 euro.
Nei dettagli, l’esposizione verso i subprime americani è «marginale», in calo a 246 milioni (354 a fine giugno), mentre l’impatto dei derivati aziendali sul fatturato appare «trascurabile» (0,3%) e in discesa. I conduit, i veicoli finanziari extra-bilancio, sono scesi di 1,5 miliardi a 10,3 miliardi e l’investimento più grande (5,1 miliardi verso il veicolo Bavaria Ttr) sarà azzerato entro febbraio.