SOLLIMA e il suo violoncello vibrano sul palco della Scala

Domani sarà in concerto insieme con i dodici musicisti del teatro

Venezia, l'Arsenale là dove si affaccia sul bacino delle Gazzandre. Le enormi colonne e la pesante fuga prospettica fanno sembrare quello spazio marittimo della Serenissima una maestosa cattedrale gotica in mezzo alla quale un ragazzo dai capelli neri e gli occhi infiammati sta abbracciato a un violoncello caldo e antico.
È tutt'uno con lui. Lo afferra, se ne scosta, lo trascina da una parte all'altra, ingaggia con lui selvaggi corpo a corpo. Giovanni Sollima, cellista e compositore siciliano, è perso nella danza. Che adesso è la visionarietà di Carolyn Carlson. Onirica quanto lui e a sua volta attratta dalla stravaganza concettual-visiva di Joseph Beuys. Intanto si leva il canto del musicista. Sa di mediterraneo, è dilatato su un lungo continuum, oppure frastagliato sulla reiterazione minimal. Da quell'incontro sono passati 6 anni.
Domani pomeriggio l'affannato Wanderer approda nel sacro tempio della Scala. Dove unisce la sua arte a quella di dodici violoncellisti del teatro. Tutte sue le trascrizioni e le creazioni. Lo cerchiamo. La voce fonda e bella è concitata. Le domande restano senza risposta perché il pensiero è gia oltre e lui non ricorda di non averla data. Il concerto è un progetto. L'organico costituito da un solista, lui, e dai colleghi divisi in sei e sei. Il concerto apre su Biber, boemo del '600, e autore amato da quando era bambino. Segue Ricercata VII di Giovanni Battista degli Antonii. Uno dei primi violoncellisti in senso moderno, uno sperimentatore. Scuola bolognese del ’600. Alfredo Piatti è un bergamasco dell'800 che trova la sua peculiarità nella drammatizzazione della musica strumentale. Concerto Rotondo di Sollima si sviluppa attorno a una specie di raga indiano. Jimi Hendrix viene semplicemente «scritto». Violoncelles, vibrez! è il pezzo forte del nostro. Tanto forte che se cerchi il nome Sollima su internet ti salta fuori vibrando dai microfoni del computer. Anche Flagellazione e Taranta sono creazioni. Una viene da un balletto, l'altra è una danza del profondo sud. Passa il nome di Federico II, (cui Sollima non ha mancato di dedicare un disinibito canto arabeggiante).
È Federico II il segreto del suo rapporto con Riccardo Muti? Per lui ha infatti già scritto Tempeste e Ritratti e la sua prima opera lirica. Mentre Ravenna 2008 aspetta una Messa.
«È vero ci intendiamo. La Messa la sto pensando, metterò assieme testi bizantini, latini, albanesi... ».
Ha lavorato con direttori importanti, il suo preferito?
«Forse quelli che si occupano del repertorio barocco»
S'è impegnato con vari coreografi, e anche la cinematografia le deve numerosi contributi...
«Tutto mi interessa»
Il regista preferito?
«Forse Peter Greenaway che mi ha scelto per la sua installazione Rembrandt, a Amsterdam».
Nella sua musica si senta la stratificazione culturale della Sicilia, specie l'etnico arabo.
«È vero, ma più che l'etnico mi attraggono cose e uomini».
Le sue città sono Palermo, New York e Berlino.
«La mia casa è Palermo. New York è New York. A Berlino, forse, c'è l'amore».
Ma qual è l'iter di Sollima? Dapprima ovvio. Lo troviamo addirittura nelle ordinate file della European Young Orchestra di Abbado. Poi comincia a andare dove lo porta il cuore. Un delirio di estemporaneità. Cellista trasgressivo, compositore richiesto e amico idolatrato Giovanni Sollima pare solo un nome e un destino.
Giovanni Sollima, violoncellisti della Scala domani ore 17 alla Scala