Solo 60 coppie gay candidate al matrimonio

La legge provoca sconcerto e decisioni contrastanti tra gli stessi giudici. Il Foro della Famiglia reclama un referendum

Manila Alfano

Dopo l’approvazione della legge del 30 giugno scorso del governo Zapatero che equipara le nozze omosessuali a quelle tradizionali non si placano le polemiche, come sottolinea un articolo apparso ieri sull’Avvenire. Se da un lato non si è verificato in Spagna il boom di richieste per l’avvio delle pratiche di nozze gay, come prevedevano alcune associazioni omosessuali, dall’altro infuria il dibattito giuridico.
A sollevare polemiche e dubbi sono gli stessi magistrati, che si trovano ad affrontare in prima linea casi davvero complessi. Un magistrato di Barcellona ha chiesto il parere della Direzione generale dei registri civili sulla validità di un matrimonio omosessuale quando uno dei due coniugi appartiene a un Paese in cui questo tipo di unioni non sono ammesse. In Catalogna, un altro giudice ha registrato senza difficoltà il matrimonio tra due donne (il primo nel Paese, celebrato venerdì), una delle quali argentina, facendo prevalere il diritto di matrimonio sulla legge per gli stranieri. Su posizioni completamente opposte un altro magistrato, che di fronte alla richiesta di matrimonio tra un cittadino spagnolo e uno indiano, ha chiesto a quest’ultimo un documento del suo consolato che dimostri l’assenza di impedimenti: ma nel Paese asiatico l’omosessualità è proibita e perseguita legalmente.
Nei giorni scorsi il dibattito si è ulteriormente acceso, dopo che un giudice di Alicante ha sospeso momentaneamente il matrimonio di una coppia gay, presentando il primo ricorso alla Corte Suprema sulla costituzionalità della legge e provocando una forte reazione da parte delle organizzazioni di gay e lesbiche. Il magistrato ha bloccato le pratiche per il matrimonio presentate da una coppia di donne, mettendo in dubbio la compatibilità della legge con l’articolo 32 della Costituzione, che prevede l’ugualianza di uomini e donne, e l’articolo 44 del codice civile, che dopo la riforma attribuisce al matrimonio la stessa validità indipendentemente dal sesso dei due componenti la coppia.
In aggiunta a questo stato di confusione, la discussione si sposta ora sulla battaglia delle cifre. Quattro giorni dopo l’entrata in vigore della nuova legge erano state presentate circa una sessantina di richieste ufficiali di nozze gay. Oltre a queste, un centinaio di coppie, nei primi giorni, hanno richiesto le informazioni preliminari e i documenti, ma non hanno ancora avviato le pratiche. La cifra prevista da alcune associazioni gay - 100mila matrimoni in tre anni -, è lontanissima dalla realtà. Il Foro della Famiglia, che raggruppa quattro milioni di nuclei familiari, accusa il governo di aver approvato troppo rapidamente una legge che non corrisponde a una domanda sociale realmente urgente, e reclama un referendum. Meglio sarebbe stato - sostiene il Foro - optare per una regolarizzazione delle unioni omosessuali, senza modificare l’istituzione matrimoniale e senza la possibilità di adottare figli.