Solo il bacio del Principe toglie il fiato alla Nord

Un medico come «notaio» per dare validità al contratto del brasiliano Thiago Motta E riparte subito la corsa agli abbonamenti

Belin che Grifo! Perdonate l'interiezione scherzosamente volgare, ma nel caso specifico non mi viene niente di maggiormente efficace. Non occorreva uno scienziato del calcio per capire in anticipo che un Milan così male in arnese rappresentava un'occasione più unica che rara, dunque da sfruttare. Ma il Genoa di Gasperini è andato oltre le più ardite speranze del tifoso più allupato. Un Milanetto, un Milito e due settimane di lavoro in più rispetto al grigiore di Catania, ed ecco servito lo sbalorditivo risultato.
Se il guizzante Gasbarroni gioca meglio e più continuativamente e corposamente dei Palloni d'Oro Ronaldinho e Kakà, se il sapiente Milanetto fa girar palla più rapidamente e sapientemente del Pirlo regista della Nazionale, se il tosto Biava l'insuperabile Ferrari e il portentoso Criscito fanno impallidire al confronto gli esausti dirimpettai Zambrotta Maldini e Favalli, se le giocate del divino Principe Milito provocano in Galliani segreti rigurgiti d'invidia («Magari avessimo lui anziché Borriello e Schevchenko nostro terzo ed ultimo Pallone d'Oro…») c'è da stropicciarsi gli occhi. O no?
E allora sì: quello che ha esorcizzato il Diavolo è stato un Genoa umile e pimpante al tempo stesso, che non si è fatto finalmente scrupolo di difendere in 8 o 9, chiuso a riccio contro l'albero di Natale di un Milan lungo e asfittico come la fame, per ripartire in controtempo con rapidità fluidità e autorevolezza degne di uno squadrone.
C'è da sognare? Io dico: meglio lavorare, lavorare, lavorare, ciò che Gasperini ama e sa egregiamente fare. Già domenica prossima a Palermo avremo una prima verifica importante. Per ora lasciatemi dire che un Gasbarroni così - dopo il Borriello del campionato scorso e l'Olivera di quest'inizio di stagione - ribadisce una circostanza felicemente spiazzante: quando pesca tra gli ex blucerchiati rinnegati, Preziosi non ha niente da invidiare a re Mida. E c'è un di più, che riguarda il fondamentale Milanetto e la scontata eventualità di assenze o cali di forma che lo riguardino: se il Thiago Motta decisivo tassello ghermito in extremis si dimostrasse davvero atleticamente a posto, il Genoa potrebbe serenamente prenotare per fine maggio l'Uefa, magari con un quinto posto in campionato.
Sul tonfo della Sampdoria all'Olimpico laziale c'è poco da recriminare. L'irripetibile girone di ritorno del campionato scorso ha fatto velo in estate. Fatta salva l'autentica forza della Lazio, chissà perché generalmente sottovalutata, un organico sodo e di buona levatura ma ridotto all'osso come quello a disposizione di Mazzarri non può mascherare senza pagar pegno le concomitanti assenze di elementi fondamentali come Bellucci, Accardi e Campagnaro. Vedremo, soprattutto a Marassi, altre prestazioni sanguigne come quella contro l'Inter all'avvio del campionato, ma costeranno alla squadra un dispendio di energie che verrà fatalmente pagato su uno o due dei tre fronti francamente sproporzionati all'attuale realtà tecnica blucerchiata. Soprattutto, centravanti cercasi. Avere rinunciato come minimo ad Amoruso è stata una non-mossa, se non vogliamo dire presuntuosa, francamente spericolata. L'insidia più rilevante è infatti quella che, a furia di farlo predicare nel deserto, si demotivi il genio di Cassano che si seppe sapientemente risvegliare. Sarebbe un autogol imperdonabile. Poiché l'avvenire è di coloro che si superano, infiniti auguri a Mazzarri che di solito riesce a superarsi.