Solo Bruno mette tutti d’accordo

La Regione Liguria scende sul sentiero di guerra contro la Baviera, il land tedesco giudicato colpevole d’aver istigato i cacciatori locali al delitto. Vittima designata (e sacrificata, nei giorni scorsi) è l’ormai celebre orso «Bruno», fatto segno di una scarica di pallettoni dopo che s’era reso responsabile di abbuffate pantagrueliche di galline, pecorelle e caprette - tutte giovani e tenere - nel corso di un paio di settimane di scorrerie al di qua e al di là del confine austriaco dopo aver abbandonato il Trentino, parco Adamello Brenta. La fuga di «Bruno» è diventata un evento mediatico, ha mobilitato da un lato la lobby degli allevatori (che lo volevano morto) e quella degli ambientalisti (che lo volevano lasciare allo stato brado, purché lontano da casa loro e dall’albergo scelto per le vacanze estive). La pietà ha contagiato anche i consiglieri regionali della Liguria che, nonostante «Bruno» si fosse diretto da tutt’altra parte - o forse proprio per questo - si sono sentiti in dovere di manifestare all’unanimità il dolore per la dipartita e l’esecrazione per l’omicidio di «un animale appartenente a specie protetta, frutto di un progetto di conservazione». Non basta: il documento votato ieri in consiglio (primo firmatario Gianni Plinio, An) impegna il presidente Mino Ronzitti a «far pervenire una nota di protesta al presidente e al ministro dell’Ambiente del lander di Baviera, responsabili della decisione di abbattere l’animale». I Verdi hanno fatto di tutto e di più. Cristina Morelli, responsabile nazionale diritti animali e consigliere regionale, commenta: «L'epilogo della vicenda è drammatico. Chiediamo chiarimenti alle autorità tedesche. Questo fatto grave e inaudito dovrà essere visto non solo nell'ottica della sola conservazione, ma anche nello spirito del diritto alla vita». Linguaggio da guerra, insomma. Si capisce: un orso, «Bruno» per giunta, e anarchico quanto basta per abbandonare la dieta in Italia e andare a rimpinzarsi oltreconfine, suscita sempre simpatia e persino una mozione. Nessuna pietà, invece, per galline, pecorelle e caprette finite nello stomaco del plantigrado. Che sia perché siamo un po’ come «Bruno», e ce le sbaffiamo anche noi (Morelli vegetariana esclusa, naturalmente)?