Solo una buffonata ma troppo costosa

Caro dottor Lussana, tra pochi giorni saremo chiamati a un altro importante confronto politico, infatti la mia personalissima impressione è che questo referendum sia considerato alla stregua delle consultazioni elettorali.
Non mi spiego la «nascita» di questo referendum se non nella volontà di mettere in piedi l'ennesimo scontro politico. Non avendo abbastanza cultura e dottrina medico/scientifica, non ritengo la materia trattata tanto snella e semplice da essere compresa e appresa dalla maggioranza della gente comune, me compreso. In effetti, con questo referendum non viene chiesto al popolo italiano se sia d'accordo sull'istituzione del matrimonio tra gay o sulla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, ma sull’abrogazione di parte/tutta la legge 40 che, a quanto mi risulta, non è stata una legge «politica» perché è stata votata con ampi consensi sia di destra sia di sinistra.
Penso che il luogo preposto dove discutere le leggi e in special modo questa sulla procreazione assistita sia il Parlamento e non il «sapere» di compare Turiddu (con tutto il rispetto di questo mondo) che vive sulle montagne dell'Aspromonte e che nel quotidiano ha a che fare (forse) con il fratello della cellula, il cellula(re).
Ma la cosa più assurda, secondo me, è che questa ennesima «buffonata politica» voluta da una certa parte di sinistra ci costerà circa 250 milioni di euro, quasi cinquecentomiliardi di vecchie lire.
In Liguria negli anni scorsi, dalla «nostra» sinistra sono stati spesi inutilmente molti miliardi di vecchie lire per indire il primo referendum regionale sull’abolizione del cosiddetto «buono libri» che la giunta Biasotti aveva deliberato in Regione a favore delle famiglie che avevano figli in età scolastica. Risultato: mancò il quorum, si spesero (se non ricordo male) oltre 5 miliardi di vecchie lire per cercare di abrogare una legge che ne assegnava circa 2.
Ci vuole molto coraggio a promuovere «attività politiche» che comportano impegni di ingenti somme di danaro pubblico per un Paese che, a detta della sinistra, è sull’orlo del disastro economico. Con tale cifra quante altre cose si sarebbero potute fare? Traggo la mia conclusione: purtroppo per noi la sinistra ama talmente i poveri che per arrogarsi il diritto di difenderli nel futuro è costretta oggi a fabbricarli. Per cui più le casse dello Stato sono vuote più potranno dire guardate come ci ha ridotti il centro destra in una sola legislatura. Oggi negli ambienti di sinistra molti si «scandalizzano» davanti all’astensione che, come ha efficacemente puntualizzato nei giorni scorsi Giuseppe Salvaggiulo con l’articolo «Astenersi è proibito solo quando non fa il gioco della sinistra» è lecita solo se predicata da loro.