«Solo certi striscioni ci possono fermare»

Jacopo Granzotto

«Ci hanno chiesto di non giocare nel caso in cui vengano nuovamente esposti certi striscioni, abbiamo accolto la loro richiesta, ci fermeremo».
Alla vigilia di Siena-Roma Luciano Spalletti ribadisce la linea dura contro le frange estreme della tifoseria. Tolleranza zero in nome dei valori dello sport, troppo spesso calpestati. Per questo Spalletti tiene a ringraziare Veltroni per avergli dato, giovedì scorso, la possibilità di parlare con alcuni ex deportati dei campi nazisti. Un incontro organizzato per riparare agli imbarazzanti striscioni di Roma-Livorno. «Un conto è leggerle su un libro o vederle in tv, un altro è sentire certe cose raccontate da chi le ha vissute».
«Ci è stato chiesto di non giocare nel caso in cui dovessero di nuovo esporre certi striscioni - ha detto il mister - per rispetto di chi ha sofferto e di chi è morto in quelle tragiche circostanze. Accorgersi di quanto accade fuori dal campo quando si gioca è difficile, ma noi abbiamo accolto il loro messaggio e la loro richiesta. Lo stadio non deve essere il luogo per lanciare messaggi».
Dal sacro al profano. Oggi la Roma tenta di proseguire l’incredibile striscia di vittorie, per ora otto. Contro il Siena il rischio appagamento è forse dietro l’angolo, anche se il mister esclude categoricamente cali di tensione. «Non penso che si possa correre questo rischio - ha spiegato - bisogna ragionare partita per partita, per raggiungere degli obiettivi, perché nel calcio spesso ci si ricorda solo dei traguardi finali, ma per raggiungerli occorre fare un passo alla volta. Il record, per ora, lasciamolo da parte e andiamo avanti». Obiettivo quarto posto che significa in sostanza corsa sulla Fiorentina. Ma prima c’è il Siena, una buona squadra. «Sì, loro hanno avuto alti e bassi ma esprimono sempre un buon gioco, hanno un ottimo allenatore e giocano sul proprio terreno, con l’ausilio non trascurabile dei tifosi».
Insomma, per Spalletti ancora non è successo niente e oggi c’è bisogno di un’altra prova da incorniciare. La squadra è partita per Siena con il dubbio Totti: «Francesco viene con noi ma a tutt’oggi è in dubbio perché ha ancora dolore alle caviglie. La situazione ora è più preoccupante, anche se sono ottimista, ma se si va avanti così prima o poi si rischia di doverlo fermare per qualche giorno». Nella lista dei diciotto convocati è tornato Kuffour. Non c’è invece Panucci, infortunato (oltre allo squalificato Bovo). E proprio sull’esterno il tecnico toscano chiarisce cosa è successo mercoledì dopo la sostituzione: «Christian ha tutta la nostra stima, non è stato convocato per un problema a un ginocchio e oggi mi ha detto che non ce la faceva. Dopo la sostituzione di mercoledì abbiamo parlato nello spogliatoio ed esposto i nostri punti di vista ed è finita lì. Lui è uno che le cose le dice in faccia, non si è lamentato con la società». Al suo posto potrebbe giocare Rosi, anche se Spalletti ha provato anche Tommasi (ipotesi da non escludere).
Ieri in allenamento Mexes ha preso un colpo a un ginocchio ma sta bene. Ci sarà ancora Montella, ma partirà dalla panchina perché non ha ancora la condizione giusta. Almeno in partenza quindi niente sfida con Chiesa. «Sono due grandi realizzatori - dice Spalletti - ma Vincenzo è più prima punta. Chiesa più esterno». L’allenatore poi precisa un aspetto messo in discussione ultimamente: l’elevato numero di rigori assegnati alla Roma. Sono otto, più di ogni altra squadra. «Perché creiamo molto e ci troviamo spesso nell’area avversaria. È questione di numeri».
Insidie di Siena: «In casa giocano molto bene e raccolgono molto, stanno vivendo degli alti e bassi, ma hanno un buon allenatore e caratteristiche importanti. Dovremo essere bravi». Da ex allenatore dell’Udinese Spalletti commenta infine l’esonero di Cosmi e il passaggio di consegne a Sensini. «Mi dispiace per Cosmi che ha caratteristiche importanti ed è un buon allenatore e credo sia più sensibile di quanto sembri. Nestor è una grande persona ed è sempre stato allenatore. Sono convinto che abbia le capacità di continuare ad essere un grande nella vita, come è sempre stato».