Solo cinici calcolucci

Prodi coordina sempre peggio le torsioni del suo collo, quasi che per pensare egli debba contrarre la spina dorsale, tutt'uno con la sua mascella. E Padoa-Schioppa davanti ai numeri resta spesso ormai a bocca aperta coi denti sgranati e il viso assente. Eppure malgrado questi loro tratti che non sono propriamente perspicaci, il governo dura. E temo anzi durerà. Perché non obbedisce ad una intelligenza aritmetica dei conti pubblici, che per dignità dovrebbe consigliare alla coppia le dimissioni. Però è in logica perfetta con quella pigrizia scontenta, odiosa e cinica che possiede ormai l'Italia. Il governo asseconda quei precoci pensionati che vagano abulici tra le sdraio al mare, e i comunisti finti che educano i giovani a divenire falliti come loro. Ma non trova eccezione o replica nella Confindustria, o sui giornali di quella che dovrebbe essere la migliore borghesia.
Si pensi solo a cos'è successo su certi giornali quando si sono toccati gli interessi degli amici in Bnl, alla fine di Fazio. Invece a un governo che eleva spese e tasse, e smonta una riforma delle pensioni fatta, non succede niente. Le più influenti élite del giornalismo, di banche, o Confindustria badano solo ai loro affari. E ogni giorno in più che Prodi resiste al governo prova, per logica, la miseria dei loro scambi. Hanno detto di votare Prodi, e lo lasciano pure sempre continuare.
L'Italia è insomma retta adesso da un cinismo pigro; perso in un'esagerazione di calcolucci, per cui conta solo il tornaconto della propria banda. Cosicché non si intravede un senso di responsabilità generale delle nostre élite. Prevale piuttosto un pettegolio perpetuo di ganghe in commercio reciproco, facile da indovinare. Tanto che l'osco Mastella potrebbe dirsi ormai Santa Maria Goretti rispetto ormai a tanti altri. A quelli che eviteranno al governo di cadere adesso per non rovinare Veltroni o per non perdere un posto nella segreteria Cgil, o per l'appoggio di una banca che serve a divenire direttori di giornali o telegiornali. In breve i cervelli di costoro, come la recita senza talento della Bonino, o gli esibizionismi continui di D'Alema in Palestina sono ingombri di calcoletti. Proprio come le meschine aritmetiche senili di un cinquantenne che vuole la pensione prima. Prodi in torsione cervicale è solo la pessima ragione che li tiene assieme: vive e fa vivere tutti: banchieri, telegiornali, prepensionati del peggio della nazione.
Certo poi che in Italia esistono tante brave persone, e oneste persino. Ma di loro non ci si cura. Si bada a quei sindacalisti, trascorsi senza perizia da una federazione all'altra pur di non lavorare, precoci nelle pensioni, non nei cervelli. Eppure parte costituente delle élite che si sono spartite lo Stato. Insomma l'Italia che conta s'è mal ristretta, trova uno specchio perfetto nelle malinconie di Dagospia. Quelle sue certe foto deformate, ciniche, ossessive, diventano ora sempre più vere. Provate tali almeno dal fatto che questo governo, per la viltà e gli interessi di troppi, seguita a vivere. E del resto finché non si ridurrà davvero lo Stato, e il suo potere di tassare e spendere, sarà sempre peggio. Prodi è una risultante di forze da cui non ci libererà Amato. Perché il presente stato è organico alle nostre pessime classi dirigenti. Occorrerà prima distruggerlo questo Stato, che è loro, non nostro, per ridare almeno verità all'Italia.
Geminello Alvi