«Solo il Consiglio di sicurezza può risolvere il problema»

La soluzione del Kosovo va ricercata nel diritto internazionale. È la posizione di Mosca, che è stata sottolineata anche in questa intervista al Giornale dall’ambasciatore della Russia in Italia, Alexey Meshkov. Il diplomatico ha parlato anche delle recenti elezioni politiche nel suo Paese e dei rapporti tra il governo Prodi e il Cremlino.
La situazione in Kosovo sembra bloccata. Secondo la Russia esistono margini per un compromesso?
«La possibilità di compromesso esiste sempre. La situazione non è bloccata fin quando si svolgeranno i negoziati tra Belgrado e Pristina, fin quando tutti i partecipanti agiranno nell'ambito del diritto internazionale. Non vediamo l'alternativa alla soluzione che è fondata sulle basi solide del diritto internazionale, soluzione che sarà il risultato delle intese di negoziato. Dobbiamo agire senza alcuna soluzione pregiudiziale, senza alcun limite artificiale di tempo, in pieno rispetto della risoluzione 1244 ed i suoi principi guida concordati. La questione del Kosovo in ogni caso rimane nella competenza e sotto controllo del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, dove deve essere discussa. Solo quest'organo internazionale può prendere le decisioni che stabiliranno le ulteriori azioni della comunità internazionale rispetto al Kosovo».
Signor ambasciatore, come valuta i risultati delle recenti elezioni per il rinnovo della Duma?
«Sono convinto che le elezioni svolte rappresentano un altro passo importante nello sviluppo del parlamentarismo e dei processi democratici nella Russia. Più di 300 osservatori stranieri e decine di migliaia di quelli russi hanno monitorato le elezioni. Nella nuova Duma lavoreranno quattro partiti di diverso orientamento politico, per i quali hanno votato il 90% degli elettori. La cosa importante è che il partito “Russia Unita”, la lista di Vladimir Putin, ha avuto la maggioranza dei voti. In questo modo gli elettori che hanno dato le loro preferenze alla “Russia Unita” hanno votato per la continuazione della politica svolta del presidente, che punta all'ulteriore modernizzazione e democratizzazione del nostro Paese».
Emissari del governo Usa hanno visitato la base in Azerbaigian proposta da Putin per lo scudo spaziale. È possibile un accordo con Washington?
«Sì, l'accordo è possibile. La parte americana deve solo capire che le nostre obiezioni contro il dispiegamento di sistemi antimissilistici in Polonia e Repubblica Ceca non sono una “prova di forza” politica, ma riflettono la vera preoccupazione per la sicurezza della Russia e di tutto il pianeta».
La crisi in Pakistan è preoccupante per gli equilibri geopolitici della regione, che ruolo intende giocare il Cremlino?
«La Russia segue attentamente i cambiamenti della situazione politica interna in Pakistan e spera nella ripresa dei processi democratici dopo la sistemazione della crisi attuale in questo Paese».
I programmi nucleari dell'Iran preoccupano la comunità internazionale ma non la Russia. È possibile che il Cremlino riveda la propria posizione ed eserciti la sua influenza per fermare i piani di Ahmadinejad?
«Esercitiamo la nostra influenza per una soluzione pacifica del problema nucleare iraniano, per favorire un lavoro più attivo delle autorità iraniane con l'Aiea nel chiarire tutte le domande che l'Agenzia ha in riguardo al passato del programma nucleare iraniano. È importante chiudere la faccenda al più presto per ripristinare la fiducia nell'attività iraniana nel campo dell'uso dell'energia atomica. Penso che in tal modo diamo un contributo alla ricerca di una giusta soluzione fondata sulle decisioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu».
Come giudica i rapporti tra il governo Prodi e il Cremlino?
I tre vertici durante l'anno corrente, l'intenso calendario dei contatti politici testimoniano un carattere stabile e lo sviluppo dinamico dei nostri rapporti. Vorrei ricordare che secondo le valutazioni provvisorie l'interscambio commerciale tra i nostri paesi nel 2007 potrebbe superare in maniera significata la soglia dei 30 miliardi di dollari, mentre solo cinque anni fa raggiungeva circa i 10 miliardi di dollari.