Solo due giorni per registrare un cd

Marzia Fossati

Due giorni. Quarantotto ore. Si tratta di un tempo piuttosto limitato, ma sufficiente comunque per un discreto quantitativo di cose: in due giorni si può divorare un libro di Stephen King (mediamente sulle 400 pagine), organizzare una cena messicana, può anche starci un weekend a Eurodisney, certo, ma realizzare addirittura un cd doppio, questo non è da tutti.
È solo da Andrea Bacchetti, giovane e apprezzatissimo pianista genovese, che in soli due giorni, nel mese di settembre, ha registrato il suo ultimo disco, doppio appunto, che racchiude tutto il repertorio delle suites di Bach per un totale di quasi tre ore di musica.
Ma questo album, che non vedrà la luce prima del prossimo gennaio, è in realtà solo l’ultimo nato tra gli svariati titoli, almeno sei, già sfornati da questo autore estremamente prolifico che, nonostante abbia soltanto ventotto anni, può già vantare il curriculum di un apprezzato professionista.
Innanzitutto i concerti in giro per il mondo: solo nel mese di agosto si è infatti esibito in Spagna, in Francia e in Germania, fino alle sponde del mar Baltico, per poi prendersi una meritata pausa nella sua città.
Pausa che per altro volge già al termine visto il prestigioso appuntamento che lo attende a Milano alla Sala Verdi il prossimo 31 ottobre, proprio durante la ormai celebre, anche in Italia, notte di Halloween.
Che Andrea comunque non sa nemmeno cosa sia «Del resto io in ventotto anni posso dire di non aver vissuto», e c’è da credergli, dato che «biografia canta»: non ha ancora otto anni quando i suoi genitori si accorgono del suo precocissimo talento, e ne ha appena undici il giorno del suo debutto ufficiale proprio alla sala Verdi di Milano con i Solisti Veneti.
Da allora è un susseguirsi di applauditissime esibizioni a festival di rilevanza internazionale quali Lucerna, Salisburgo e Santander, senza contare poi i concerti tenuti a Berlino, Mosca, Praga, Buenos Aires, Bucarest, solo per citarne alcuni.
«Purtroppo però quello della musica classica è un ambiente estremamente esterofilo qui in Italia - commenta Bacchetti - ci sono un quantitativo di talenti nostrani poco aiutati ad affermarsi per mancanza di supporti economici, di sponsor, mentre qui da noi si tende a privilegiare il prodotto straniero come se fosse migliore a priori. Certo, ad oggi il panorama concertistico offre musicisti stranieri di indiscutibile talento, ma gli italiani non sono da meno. Purtroppo però nel nostro paese l’esterofilia è un male diffuso ormai in tutti i campi, così come in tutti i campi, e in special modo in ambito artistico, il mercato è ormai saturo».
Quindi qui in Italia un giovane che voglia affermarsi nella musica classica deve aspettarsi di fare vita dura?
«Non necessariamente. Per fortuna l’ambiente musicale è ancora uno dei pochi in cui va avanti solo chi ha talento, non basta la raccomandazione, se non sai suonare bene si sente, e non c’è storia, anche se ovviamente riuscire a far parte dei ’gruppi giusti’, delle ’cricche giuste’, aiuta anche qui».
Se però gli si chiede perchè anche lui non si adoperi allora ad entrare in una qualunque ’cricca giusta’ la sua risposta è perentoria: «Se fossi una bella ragazza, lo avrei già fatto da un pezzo, eccome!»