Solo due ore per dare scacco alla meningite

Genova è sempre più «citta della ricerca». Della ricerca e dei risultati. Il Cba, Centro di biotecnologie avanzate di Genova, attraverso l'utilizzo di piattaforme biotecnologiche ha accelerato la diagnostica di gravi infezioni. In poche parole: si è oggi in grado di riconoscere una meningite in poche ore. Il paziente, sospetto malato di meningite, era costretto a restare in isolamento anche per diversi giorni, prima di poter essere certo di essere entrato a contatto con la malattia. Giorni in cui, però, non essendo certi del referto, non si poteva neppure iniziare la cura mirata. Adesso sarà possibile riconoscere subito, nel giro di ore, le gravi infezioni da meningococco ma non solo: si potrà intervenire più rapidamente anche su infezioni relative a pazienti che hanno subito un trapianto. E mentre il Centro di biotecnologie tira le somme del lavoro svolto in un anno con i finanziamenti ricevuti dal Cipe, erogati dalla Regione Liguria, è stato presentato ieri mattina il nuovo laboratorio, realizzato anche attraverso l'interessamento della Fondazione Carige. Si traduce così in realtà il progetto della Regione Liguria di concentrare in un unico grande laboratorio - su 710 metri quadrati - le professionalità di eccellenza presenti all'interno delle strutture dei consorziati del Cba. Il progetto aspira a un triplice risultato: se da una parte si potranno rendere disponibili prestazioni diagnostiche di alto profilo e migliorarne la qualità, dall'altro si riuscirà a contenere i costi di tali servizi. Il Cba sta lavorando anche sul piano dell'ambiente: si sta realizzando attraverso la ricerca un sistema innovativo per il trattamento delle acque reflue urbane. Questo prevede l'utilizzo di invertebrati marini che, attraverso la produzione di particolari enzimi, possano essere impiegati per la biodepurazione delle acque. Un progetto particolarmente interessante per i comuni costieri. Il finanziamento Cipe sta inoltre arginando la fuga di cervelli all'estero. Anzi, fa rincasare quelli italiani. I fondi a disposizione del Centro di biotecnologie, infatti, hanno consentito di assumere con contratti a progetto circa 80 giovani ricercatori, prevalentemente formatisi presso l'Università di Genova. Alcuni ricercatori poi, proprio grazie a queste formule di contratto, sono ritornati a casa: la dottoressa Enrica Lerma, ad esempio. Genovese, è rientrata in Italia dopo sei anni di lavoro e ricerca negli Usa.