«Solo episodi isolati, una bugia l’Italia dell’apartheid»

Il sociologo algerino Khaled Fouad Allam: «Strumentalizzazioni pericolose. Intanto il Pd non ha candidato extracomunitari»

«Italia razzista? Una bugia, un falso d’autore». Khaled Fouad Allam, sociologo di origine algerina, da anni nel nostro Paese, non ha dubbi. Anche dopo i casi degli ultimi giorni.
L’Italia è diventata un Paese razzista?
«No. Da alcuni atti di razzismo non si può passare a definire razzista la collettività».
Come giudica gli ultimi casi?
«Sono episodi gravi, ma non significano che l’Italia sia razzista. Piuttosto sono segnali di due fenomeni: il disagio della gioventù di oggi, ormai priva di riferimenti, e il clima generale di paura che vive la società, non solo italiana ma europea».
Gli allarmi sono giustificati?
«Non condivido l’opinione di chi afferma che gli italiani siano razzisti. Lo dico per mia stessa esperienza. Altrimenti perché tanti immigrati desiderano venire qui? E poi, storicamente, l’Italia è un incrocio di civiltà diverse. Bisogna però stare attenti: questi segnali indicano che, nonostante tutto, anche l’Italia non è indenne da episodi di razzismo».
Atti razzisti non significano razzismo quindi?
«Gli episodi vanno distinti. Anche se si ripetono non si può parlare di Paese razzista ma, piuttosto, di un Paese impaurito».
A volte non si è gridato senza motivo al razzismo?
«Dipende dai casi singoli. Quando però la violenza colpisce individui stigmatizzati per la loro origine o il colore della pelle, io credo che si tratti di atti di razzismo, anche se è importante non generalizzare».
C’è il rischio di strumentalizzazioni?
«Certo, nel dibattito politico italiano la volontà di strumentalizzare è sempre in agguato. È una conseguenza del clima politico, la sinistra tende sempre a colorare il centrodestra in un certo modo. Ma in Francia il governo di centrodestra ha nominato tre ministri di origine extracomunitaria. Da noi il Partito democratico, che pur si vanta di difendere gli immigrati, non ha candidato extracomunitari e ha sbagliato: ed è una delle ragioni per cui ho lasciato il Pd».
È un momento di pericolo?
«Pericolo è una parola troppo grossa. Ci sono dei segnali; gli stessi che altri Paesi hanno conosciuto, come Francia, Gran Bretagna e Germania».
Come legge questi ultimi episodi?
«Sono problemi fisiologici allo sviluppo di una società che diventa sempre più eterogenea e cosmopolita. Bisogna lavorare su questi segnali per non cadere in fenomeni più gravi, definendo politiche pubbliche di integrazione».
La sua esperienza le dice che l’Italia è razzista?
«Assolutamente no. Dire che l’Italia è un Paese razzista sarebbe una bugia. Non lo è».