Solo facce nere in un giorno senza azzurro

L'Inter è una questione di facce e quelle ieri c’erano proprio tutte. In fondo era la giornata giusta, quella che l’interista sa come nasce al mattino con il sospetto di come finirà la sera, perché - diciamolo - per non vincere con il Siena serviva un’impresa e la missione è stata inesorabilmente compiuta. E con quella faccia un po’ così: più nera che azzurra.

Sono scene che si vedevano nell’era A.M., prima di Mancini insomma, ma se ci fate caso quelle facce ieri sono rispuntate così come erano sparite il 5 maggio 2002, il giorno in cui l’Inter è diventata una goduria per tutto il resto del calcio. C’erano, come no, quelle dei tifosi vip, che quando c’è da gufare non manca mai una telecamera accesa: orgogliosi con la loro sciarpa nerazzurra sono i nostalgici dell’Inter bella e perdente e in fondo ieri hanno un po’ goduto, mischiano il tutto con la faccia triste d’ordinanza. E poi c’erano anche la facce stravolte dei tifosi, quelli che con uno scudetto ancora in ballo (ma si potrà mica non vincere a Parma, no?), hanno pensato bene di aspettarli fuori, i loro Eroi, per cercare di far loro una faccia così.

Succede, all’Inter naturalmente, dove prima dell’inizio della Partita che conta appare il presidente Moratti con la faccia tirata che dice cose normali ma che ovviamente diventano improvvisamente speciali (ma da dove è saltato fuori quel «Mancini alla fine dirà una cosa importante?»). E naturalmente poi arriva la faccia stanca di Mancini per dire che no, non è un dramma, «domenica lo vinciamo a Parma lo scudetto». Che farebbe un bell’effetto, se non l’avessimo già sentita. E allora - volessimo ben vedere la faccia dei giocatori - qualche dubbio potrebbe venire se il Giorno dello Scudetto, numero 16 tanto per non essere scaramantici, finisce quasi a cazzotti per chi tira un rigore, neanche fossimo sul campo dell’oratorio al terzo calcio d’angolo.

Eravamo invece a San Siro e quando quel rigore finisce in mano al portiere del Siena, tra tutte quelle facce c’è n’è una, quella di Moratti, che viene inquadrata al momento giusto, per mettere nella tragicomica giornata un altro «caso Inter» da buttare in prima pagina: «Ce l’ha fatta perdere Materazzi, questa partita». Lui, appunto, l’Eroe incompreso che voleva essere ancora una volta l’Uomo della stagione, su ogni colpo di testa e sul quel maledetto dischetto. Alla fine, però, in un sussulto di orgoglio si è presentato ai microfoni e davanti all’interismo dilagante ha fatto ammenda: «Sono qui per prendermi le mie responsabilità. Io la faccia ce la metto sempre». Applausi. E comunque amici interisti, consolatevi: manca solo una domenica e lo scudetto lo si gioca in trasferta. Senza certe facce in giro forse questa sarà la volta buona.