Solo i faraoni prima del Grifone

Chiarissimo dottor Lussana, mi permetta di ricordare al signor Roberto Martinelli che la prima società sportiva italiana è stata la Pro Vercelli; dove al suo interno esistevano tante discipline sportive, fatta eccezione per il calcio.
È pacifico che prima del Genoa altri abbiano tirato calci nel pallone esistente già ai tempi dei faraoni e anche prima, ma, è altrettanto vero che il primo ed unico club italiano di calcio è stato il Genoa, fondato sì dal dottor Spensley inglese amante di questa disciplina, ma, il fatto di averlo iniziato e fatto giocare per la prima volta in Italia col nome Genoa, la dice lunga sulle persone che componevano il club, che non erano solo inglesi, ma, anche persone integerrime e di prestigio genovesi, in caso contrario la squadra poteva chiamarsi con qualsiasi altro nome, anche Londra; invece il sette settembre 1893 nasceva primogenito il Genoa Cricket and football Club.
Ricordo che Spensley fu il primo a introdurre a Genova lo scoutismo un’idea educativa molto seguita in Inghilterra il cui fondatore fu Baden-Powel. Iniziò così a recuperare i bambini che vivevano in strada insegnando loro a giocare a pallone e con questo a rispettare le regole di vita, delle persone, ed al recupero della dignità spesso e volentieri mortificata dall’adulto. In campo sportivo insegnò loro la lealtà, la non violenza, il rispetto delle regole e l’amicizia con il compagno nelle differenze delle maglie. I colori rossoblù furono un omaggio agli inglesi felicissimi perché sono i colori presenti nello stemma della «Queen Victoria»; Regina di Gran Bretagna e Imperatrice delle Indie.
Il Grifone è lo stemma della nostra amata città; è un animale mitico ineguagliabile perché formato da due animali il leone e l’aquila, signori della terra e del cielo.
Detto questo, la nascita della Società ginnica comunale di Sampierdarena nel 1891 e per questo non blucerchiata, non fa cambiare nulla sulla primogenitura del Genoa perché non aveva al suo interno la disciplina calcio, che ancora non esisteva. Per quanto riguarda la società di Torino, se è vero quanto scritto, la stessa è morta col nascere, perché solo dopo il 7 settembre 1893 il calcio ha preso piede in Italia, e questa è storia, come tutto ciò che è venuto dopo dovuto all’intuito dei nostri avi che hanno inventato tutto ciò che è calcio.
Per quanto riguarda la valigetta di Preziosi, quella da sola non è la prova di un illecito sportivo, come non dicono nulla le telefonate che ho letto tutte comprando anche i due libri scritti a proposito.
I soldi consegnati senza il benestare della Figc, in quel momento avrebbero tamponato un buco al Venezia e forse la società non sarebbe fallita. Chiamiamoli così soldi in nero, come tutte le società di calcio hanno fatto sino ad oggi (sentito in tv), con le plusvalenze e quant’altro.
Inoltre ricordo che metà della popolazione italiana, in piccolo agisce come ha fatto Preziosi, in modo però più colpevole, perché lui ha voluto aiutare senza aspettare timbri una società con l’acqua alla gola, mentre noi pensiamo al nostro interesse quando paghiamo il dentista in nero per non pagare l’Iva, l’idraulico, il muratore, il tecnico tv, ecc.
Per questo oggi urlo forte al Palazzo, che sono orgogliosa di essere genoana e di avere come Presidente Preziosi, vittima sacrificale, assieme ad altri, di un sistema marcio alla radice perché Carraro volendo i campionati del 2012 doveva far vedere alla Fifa come fosse pulito il calcio italiano, mentre invece stava già crollando, come poi è successo, anche se le pene date a squadre cosidette più importanti sono state ridicole perché l’Italia è Campione del mondo. Ma, questa è la via.
Lo scudetto del 1924 è stato limpido, senza ombre, con il Genoa e Genova che erano al centro dell’Italia, dove l’operosità portuale si stemperava con i calci nel pallone di Spensley davanti ai magazzini del cotone o del caffè, dove un casco di banane fungeva da porta e i belin echeggiavano nell’aria sotto l’occhio attento del padrone che sorrideva vedendo nella sfera rotolare tra i sacchi, il mondo ai suoi piedi.
L’indifferenza samdoriana per le nostre vicissitudini giudiziarie mi ha fatto capire ancora una volta come Mantovani abbia diviso la città facendo grande la squadra di Sampierdarena e non quella che lo aveva reso ricco, potente, con una bella famiglia, una bella casa e che aveva nel suo biglietto da visita il nome Genoa.
Che cosa sono per noi genoani le Coppe vinte, lo scudetto, se non frattaglie di fegato cotto con cipolla che fa piangere gli occhi dal ridere perché per fare una Sampdoria ci sono volute tre squadre «Liguria, Dominante, Andrea Doria».
A proposito, lo sanno i doriani che la società di calcio Andrea Doria è stata voluta e formata dal dottor Spensley?
Dunque, posso dire che da una costola del Genoa sono nati i ciclisti: perché ci odiate così tanto?
Non vi rendete conto di tradire la vostra città?
Noi stiamo così bene con i nostri colori, che i vostri non ci interessano, inquinati come sono dalla striscia nera che li compone; si salva solo il berretto, che guarda caso è blu col pon pon rosso marinai di Liguria.
E se la classe non è acqua, come recita un adagio, questa è solo rossoblù.