Solo Internet dà fiducia agli italiani

Francesco Gambaro

L'etica nella comunicazione: un ritratto in chiaroscuro. Più scuro che chiaro, stando ai risultati di una ricerca commissionata dall'agenzia Chiappe Revello alla Swg di Trieste riguardante l'opinione della classe dirigente sull'etica professionale nel giornalismo. Secondo i soggetti intervistati (imprenditori, dirigenti, liberi professionisti), in una scala da 1 a 10 soltanto l'informazione su Internet ha un livello di affidabilità sufficiente (6.2). La carta stampata non risulta credibile (5.5), la televisione ancora meno (3.9).
Il giudizio complessivo sull'attendibilità dei mezzi di informazione è un impietoso 4.9. Se n'è discusso ieri nel corso della tavola rotonda organizzata al Castello Mackenzie, per celebrare il ventennio di attività dell'agenzia Chiappe Revello nel settore delle relazioni pubbliche. Seduti attorno allo stesso tavolo l'onorevole Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione della Margherita, Massimiliano Lussana, caporedattore de Il Giornale, Alessandro Cassinis vice direttore de Il Secolo XIX e Franco Manzitti caporedattore de La Repubblica Il Lavoro. E alcuni rappresentanti del mondo imprenditoriale. Tra questi Luigi Attanasio vice presidente consiglio nazionale Confindustria e presidente Spiga Nord. Per Lussana i risultati della ricerca «sono aberranti. Non c'è niente di peggio di Internet, un mezzo di comunicazione che non è filtrato da nessuno. Internet rappresenta il far west della comunicazione».