Solo in Italia Bertolaso è un criminale

Il responsabile della Protezione civile che ha ricostruito l’Aquila e
salvato Napoli dalla spazzatura è indagato per corruzione. Mentre il
figlio pentito dell’ex sindaco di Palermo Ciancimino è trattato da eroe

Solo in Italia può diventare un eroe Ciancimino e un criminale il responsabile della Protezione civile, Guido Bertolaso, di cui sono evidenti a tutti i meriti e la bontà dell’azione. Il pentito diventa il buono e l’uomo di Stato diventa il cattivo, avendo liberato dall’immondizia Napoli, avendo prestato opera di assistenza materiale e morale nelle emergenze dei terremoti oggi Bertolaso è indagato per corruzione. Lui e i suoi collaboratori migliori. Ho conosciuto il suo braccio destro, Angelo Balducci, in occasione della programmazione delle iniziative per il 150º anniversario dell’Unità d’Italia; e l’ho poi ricevuto a Salemi, e ho verificato che è una persona rigorosa, precisa e proba. Non diversamente dalla platea concessa a Massimo Ciancimino, in processi in cui la sua testimonianza non è pertinente, e che diventano pulpiti per accusare il presidente del Consiglio, e per contrastarne l’annunciata riforma della giustizia, l’incriminazione di Guido Bertolaso e l’arresto di Balducci sono un evidente avvertimento al premier.

La natura abnorme di queste iniziative indica l’assoluta mancanza di rispetto delle regole nel processo, e sono l’evidente contraltare delle leggi concepite per salvare Berlusconi dai processi. Alcune aree della magistratura si costituiscono come parlamenti paralleli per condizionare le scelte legislative o comprometterle attribuendo loro una intenzione criminogena. La percezione di questa situazione l’ha avuta il generale Mori che si è visto espropriato del suo processo, indirizzato a temi e argomenti che non toccano l’inchiesta che lo riguarda. Da qualche settimana nel processo dell’Utri e nel processo Mori, è consentito a Ciancimino elaborare teoremi ed allargare a dismisura l’argomento delle inchieste, con riferimento a documenti e confidenze del padre mai prima escussi, anche in contraddizione con precedenti dichiarazioni dello stesso Ciancimino. Si assiste così a una pubblica e sconcertante esaltazione fuori controllo di un pentito per procura (di Palermo), ventriloquo del padre, Massimo Ciancimino.
Contemporaneamente i magistrati di Firenze incriminano Bertolaso. Aggredendo una istituzione dello Stato particolarmente delicata e alla quale sono legate la vita e la fortuna di molte persone. E bene ha fatto Bertolaso a presentare al governo le dimissioni. Essendo uomo utile alle istituzioni, non poteva continuare a sostenere l’urto di chi agisce in maniera inutile e dannosa contro persone diligenti, impegnate, laboriose e, soprattutto, innocenti come lui. Il ribaltamento della verità è l’obiettivo di alcuni settori della magistratura che stabiliscono un clima di sospetto per delegittimare un governo e la sua azione riformatrice. Non solo Berlusconi è aggredito, ma si vuole dimostrare che anche i suoi collaboratori più stretti e più valorosi sono responsabili di crimini, tra i più odiosi, come è la corruzione. Proprio questo clima di sospetto dovrebbe determinare nell’obiettivo di alcune Procure dichiaratamente indignate, come hanno dimostrato con le manifestazioni dell’inaugurazione dell’anno giudiziario attraverso la clamorosa protesta dell’abbandono delle Aule, una lenta erosione del consenso del governo.

La considerazione di cui ha sempre goduto Bertolaso era fortificata dall’evidente carattere tecnico delle sue funzioni. Colpire lui piuttosto che un politico è un segnale ancora più forte a indicare che nell’area di Berlusconi nessuno si salva. L’azione dei magistrati è fiancheggiata da quella di giornalisti come Travaglio che non potendo denunciare responsabilità penali di un candidato, lo umiliano chiamandolo «uomo di», con evidente disprezzo della persona e della verità. Mi riferisco al candidato presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, riferimento dell’area socialista del Pdl e segretario, quando si manifesti autonomamente, del Nuovo Psi. Per screditarlo, nell’imbarazzo di vederlo, incensurato, in competizione elettorale con il candidato del Pd Vincenzo De Luca, indagato e inquisito, lo definisce «uomo di Cosentino». Ora tutti sanno che Caldoro non è uomo di Cosentino e che anzi era in competizione con lui per la candidatura e che, nella tradizione personale, prima dell’approdo al Pdl, uno era socialista (e lo è rimasto), l’altro era socialdemocratico. E confluito, senza riserve, in Forza Italia.

Lo scenario di colpi bassi, insinuazioni, e azioni giudiziarie di queste ore ha un carattere sovversivo non rispetto al governo, ma rispetto alle istituzioni democratiche, corrompendo la funzione giurisdizionale, l’obbligo all’imparzialità dei giudici e l’informazione. Ma ciò che più indigna è la falsificazione della storia, in vicende politiche che io ho visto evolversi e crescere, e la ricostruzione della nascita di Forza Italia in una emergenza storica determinata da Tangentopoli e dalla sospensione della democrazia attuata da Di Pietro con il «tintinnio delle manette».

La mafia non c’entra niente. E a quella nuova proposta politica, insieme ai sopravvissuti e ai marginali dei vecchi dei partiti socialista, repubblicano, liberale, democristiano, socialdemocratico e missino, aggrediti anche dalla Lega, contribuirono personalità insospettabili come Antonio Martino, Luigi Caligaris, Giuliano Urbani, Lucio Colletti, Saverio Vertone, Sergio Ricossa, Giuliano Ferrara, Raffaele Costa, Vittorio Mathieu, e innumerevoli altri i più lontani possibile dalla mafia. Né si può confondere l’interesse di alcuni elettori che si rispecchiavano anche sin dal 1992 nel pensiero di radicali e liberali come me intransigenti nella difesa dei diritti civili (come accadde nel dibattito, ancora vivo, sulle norme del 41 bis) con l’appoggio della mafia.

D’altra parte, proprio nel ’92 lo sconvolgimento della Dc iniziò con il teorema di Violante affermato nella Commissione Antimafia: «Dc uguale Cosa nostra». Con le stucchevoli affermazioni ventriloque di Ciancimino Jr vediamo riproposta la stessa formula: falsa per Forza Italia come lo fu per la Dc. I magistrati lo sanno benissimo, ma mai come in questo momento, consapevolmente, vogliono confondere le acque. Ed ecco allora sugli altari Ciancimino e Bertolaso nella polvere. Ma noi preferiamo la polvere di Bertolaso, con tutti i terremotati che ne hanno visto l’opera, che gli altari televisivi di Ciancimino, emulo di Morgan.