Solo in Italia: onorevoli con l’assegno a 46 anni

da Milano

A quarantanove anni il verde Alfonso Pecoraro Scanio si è già sistemato di lusso per il resto della sua vita. Anche se non è stato rieletto si può ampiamente consolare: novemila euro lordi al mese di pensione non glieli toglie nessuno, cumulabili tranquillamente con altri redditi. È il «premio» - un’anomalia tutta italiana - per aver completato cinque legislature, pari a 25 anni di contribuzione. Ma insieme a lui c’è una schiera di onorevoli baby-pensionati d’oro, pagati con le tasche dei contribuenti. Per chi è entrato in Parlamento prima del 2001 c’è una legge che permette di diventare pensionato a meno di 50 anni (cosa impensabile in qualsiasi altra categoria «professionale»), basta aver fatto più di tre legislature. Come è successo ad Antonio Martusciello, deputato non rieletto di Forza Italia, che con quattro legislature alle spalle ha maturato un vitalizio annuale di 95mila euro. Alla veneranda età di 46 anni. L’importo delle baby-pensioni varia dal 25% dell’indennità lorda (12mila euro circa mensili) per una sola legislatura fino al massimo dell’80% per chi ha fatto sei o più mandati. Si possono anche riscattare legislature incomplete, quelle cioè sotto i 30 mesi previsti.
Tra i pensionati cinquantenni troviamo Mauro Fabris, ex capogruppo dell’Udeur alla Camera, con 6.200 euro al mese, Franco Giordano, ex segretario di Rifondazione e deputato, con la stessa cifra. Ancora più numerosi i non rieletti under 60 che beneficiano della legge. I più fortunati sono Enrico Boselli (Psi) e Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani, e Enrico Nan di Forza Italia, tutti con una pensione mensile di quasi 8mila euro lordi. Nella stessa categoria anagrafica ci sono altri esponenti della Casta, tutti piazzati tra i 6mila e i 7mila euro mensili di pensione. Stesse cifre per gli ex senatori «trombati» il 12-13 aprile scorsi: Danilo Galli (Lega), Giannicola Sinisi (Pd), Franco Danieli (Pd), Natale D’Amico (Diniani), Stefano Morselli (La Destra), Roberto Manzione (Consumatori), Roberto Barbieri (Psi), Gianni Nieddu (Pd).
I più anziani ovviamente raggiungono cifre ancora più alte. Nella top ten c’è l’inossidabile Ciriaco De Mita che con 30 anni di contributi utili ha diritto a un assegno mensile di 9.363 euro lordi. Alla pari con Gerardo Bianco, Vincenzo Visco, Luciano Violante e altri elefanti della politica. I senatori di lungo corso sono trattati anche meglio. Quelli come Armando Cossutta, Clemente Mastella e Willer Bordon si portano a casa ogni mese 9.604 euro lordi. Poi c’è la spesa per liquidarli. Il tfr degli ex parlamentari è pari all’80% dello stipendio, moltiplicato per gli anni di mandato. Così liquidare Armando Cossutta (Pdci) costa 345.744 euro, Clemente Mastella (Udeur) 307.328 euro, Alfredo Biondi 278.516 euro, Angelo Sanza (Udc) 337.068, Luciano Violante (Pd) 271.527 euro, Sergio Mattarella e Vincenzo Visco (entrambi Pd) 234.075 euro.