Solo un italiano su tre si fida ancora dell’Unione

da Roma

Piaceva sempre di meno, e l’ultimo sondaggio non contraddice questo disamore: gli italiani hanno perso «entusiasmo» per Romano Prodi rispetto al mese scorso. Secondo la ricerca commissionata da Repubblica.it all’Istituto Ipr Marketing il 42% dei cittadini, contro i 44% di trenta giorni fa, crede nel presidente del Consiglio: un italiano su sei dunque non si fida. Ma a deludere la fiducia è più ancora il governo, giù di quattro punti rispetto a giugno: il 35% degli italiani stima questo esecutivo, il 65% ha quindi perso la speranza.
Per il governo si tratta del peggior risultato di sempre secondo il rilevamento mensile di Repubblica.it: ha perso per strada 22 punti di fiducia rispetto a settembre, quando la credibilità era al 57%. E Prodi ha ceduto 11 punti di fiducia rispetto a dieci mesi fa. Gli intervistati sono stati sentiti nei giorni immediatamente dopo la notizia dell’iscrizione del premier nel registro degli indagati della procura di Catanzaro.
Il sondaggio è stato svolto su un campione di mille elettori, rappresentativi della popolazione maggiorenne italiana, e non si riferisce alle intenzioni di voto, ma alla fiducia e alla credibilità. Un effetto di solidità sembra essere creato nell’elettorato di sinistra, per esempio, dalla candidatura del sindaco di Walter Veltroni alla guida del Partito democratico: il Pd ha guadagnato otto punti in un mese, arrivando al 40% di affidabilità. Ma è da vedere ora se l’appeal dell’annuncio si manterrà vivo anche nei prossimi mesi.
Il patto di ferro con Romano Prodi continua a non giovare invece alla sinistra radicale: Rifondazione e Comunisti italiani hanno perso rispettivamente il 3 e l’1% di credibilità rispetto a un mese fa e sono ora appaiati al 22%. I cittadini hanno più fiducia nei Verdi, che premiano con il 33%.
Soltanto cinque ministri su 25 hanno guadagnato qualche punto di credibilità rispetto a giugno. Al primo posto Antonio Di Pietro, che conquista il 61% di fiducia (era al 58%) seguito da Giuliano Amato (che perde comunque tre punti, al 55%) e Massimo D’Alema, stabile. Appaiato con Amato e D’Alema c’è il ministro del Lavoro Cesare Damiano, a cui pare abbia giovato la visibilità per la trattativa sulle pensioni: ha guadagnato due punti di gradimento a paragone con il mese passato. Il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa galleggia sempre in fondo alla classifica, ha guadagnato un punto ma mantiene un non lusinghiero ventunesimo posto. Perdono invece rispettivamente un punto il Guardasigilli Clemente Mastella, nonostante il sì del Senato alla sua controriforma della giustizia (è terzultimo in classifica con il 33% di consenso) e altri due punti Francesco Rutelli. Fanno un balzo indietro di tre punti nella fiducia riscossa il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani (50%) e il ministro della Salute Livia Turco (46%).
Tra i partiti che riscuotono un gradimento maggiore, il vertice è sostanzialmente invariato con ds, An e Forza Italia al 42%, ma i Democratici di sinistra hanno perso due punti rispetto a giugno, quando erano al 44%. Al quarto posto, con il 40%, si inserisce l’Italia dei valori, che ottiene un aumento di fiducia di sette punti. La Margherita è stabile al 34%, mentre la Lega passa dal 20 al 21%.
Fanalino di coda nel giudizio sulla credibilità l’Italia di mezzo di Marco Follini, che ha perso altri due punti di fiducia e ora ha il 10%.