«Solo milanesi nel corpo dei vigili urbani»

(...)«Nemmeno per sogno», si difende Salvini, il presidente della commissione Sicurezza in Comune che racconta di aver raccolto il grido di dolore di alcuni graduati di stanza al comando di piazza Beccaria. «Sono bravi ragazzi, anzi bravissimi - assicura -. Ma non vengono certo al concorso perché hanno avuto fin da piccoli la vocazione a fare il vigile urbano. È gente che ha provato tutti i concorsi, magari anche a fare l’imbianchino, e che alla fine ci prova». Che c’è di male? «Niente, ma è chiaro che una volta assunti cercheranno di tornare il più presto possibile a casa, magari di cambiare lavoro. E noi siamo da capo». La soluzione proposta, allora, sono alcuni anni di residenza in città. Al massimo in Lombardia. «I superiori si lamentano - aggiunge il deputato leghista -. Quelli che arrivano da fuori regione non conoscono Milano, non sanno nemmeno il nome delle vie e delle piazze. Del resto mi raccontano che negli anni Settanta e Ottanta c’era già una norma che prevedeva concorsi su base regionale. E allora la Lega nemmeno c’era. Mica siano razzisti, la mia e quella di alcuni graduati è semplicemente una richiesta di buon senso. È pura logica da applicare in futuro, visto che ci saranno altre assunzioni». E racconta, ma sarà magari una leggenda metropolitana, che all’ultimo concorso si sarebbero presentati grupponi provenienti da sperduti paesini del Sud. «Interi pullman», addirittura. Alle prese con l’ultimo bando da 5mila iscritti, 900 candidati che hanno superato la preselezione e solo 600 ammessi alla prova orale a base di domande su procedura penale e codice della strada. Niente nomi di vie, piazze e dialetto milanese. Almeno per ora.