«Solo nuovi edifici, niente servizi»

Nei giorni scorsi i cittadini dell’Ardeatino, raccolti in vari comitati di quartiere, si sono riuniti in via dell’Arcadia per contestare il progetto comunale di trasformazione dell’ex Fiera di Roma per realizzare 288mila metri cubi di residenze e uffici privati che finiranno per soffocare definitivamente il quartiere, dopo la costruzione del «mostro» di piazza dei Navigatori, e la costruzione di tutte le aree ancora libere del quartiere a scapito di servizi pubblici e parcheggi. Durante l’incontro, oltre a numerosissimi cittadini, sono intervenuti anche tecnici esperti nella materia, come l’architetto Sergio Brenna di Milano, l’ingegner Paolo Berdini e l’ingegner Pietro Samperi. Tracciato il quadro assolutamente negativo che si sta determinando a seguito degli sciagurati interventi urbanistici in corso sull’asse di via Cristoforo Colombo, dalle Mura all’Eur, Brenna ha posto in evidenza l’assurdità di trasformare, come destinazione e ingombri edilizi, padiglioni fieristici di notevole altezza in abitazioni e uffici multipiani sulla base della conservazione dei volumi e non delle superfici utili, come avviene ormai in tutti gli interventi nella città consolidata, aumentando enormemente i «pesi urbanistici» senza adeguare le infrastrutture e mettendo in crisi l’ambiente. Berdini, dati alla mano, ha tracciato un quadro terrificante degli interventi edilizi in corso o in programma nell’intera città. Samperi, infine, ha dimostrato come nell’area disponibile (71mila mq), in base alle norme comunali, regionali e statali, per costruire 288mila mc occorrerebbe riservare spazi pubblici (servizi, verde, parcheggi. viabilità) per almeno una superficie equivalente, non lasciando quindi spazio per l’edificazione privata. I comitati di quartiere, unitamente ad alcune associazioni ambientaliste, come Italia Nostra, Wwf, Legambiente, hanno lanciato un appello - senza escludere una formale diffida - al Comune e al municipio, che sul progetto hanno avviato da qualche mese un «percorso partecipativo» con i cittadini, in base a una precisa delibera del Consiglio comunale del 2003, senza però averlo ancora concluso. Essi chiedono, in particolare, che sia tenuto conto dell’unanime parere contrario espresso nel corso delle due citate assemblee organizzate dal municipio e sia ridotta drasticamente la cubatura realizzabile entro limiti di sostenibilità ambientale e urbanistica e con destinazioni che rispondano a motivi di interesse pubblico, come del resto stabilito attraverso un protocollo d’intesa fra Comune di Roma e Regione, deliberato nel 2004.