«Un solo partito dei moderati dopo le elezioni»

Luca Telese

nostro inviato a Cagliari

Non solo le polemiche sulla par condicio, ma un lungo discorso politico contrappuntato da gag, dati, battute, interlocuzioni con il pubblico. Silvio Berlusconi chiude la sua giornata elettorale a Cagliari nella grande manifestazione di Forza Italia alla Fiera spiegando nei minimi dettagli la sua fatica di governare, quella differenza abissale con i tempi in cui governava Mediaset: «Immaginate il sacrificio di essere un imprenditore, dover prendere una decisione, passare la notte svegli, guardando il soffitto e però avere la possibilità la mattina di tornare in azienda e dire: “Mi sono riunito e abbiamo deciso”». Il presidente del Consiglio ricorre a questa immagine per illustrare la differenza tra i complicati iter legislativi dello Stato e la capacità decisionale dell’azienda che com’è noto considera l’optimum.
Mentre sta parlando, dalla platea si sente la voce di un militante che chiedeva più spazio per vedere: «Dai spostati!». Berlusconi capta subito la possibilità della battuta, interrompe il suo discorso, scherza: «Pensavo che fosse uno della sinistra che mi diceva di andarmene» (risata corale) «... e però subito mi sono detto ma come sono diventati così gentili, eh eh eh eh» (ovazione). E poco dopo, quando parla della sua riforma costituzionale: «È molto meglio di quella della sinistra che sottraeva allo Stato la competenza su scuola e sanità. La nostra garantisce invece un uguale trattamento ai cittadini su queste materie in tutto il territorio nazionale. Eppure mi hanno attaccato anche su questo, hanno detto che aumentavo i poteri al premier sperando nella rielezione. Ma nel 2011, certo non ci sarò...».
Dal pubblico iniziano delle grida isolate «no, no» e poi un coro sulle note della famosa canzone di Baglioni: «Ancora, ancora». A questo punto, il Cavaliere improvvisa un vero e proprio «numero». Si stacca dal microfono, si dirige verso il lato destro del palco dove c’è un pianoforte a coda e dice: «Quella non la conosco, ne suono un’altra» e improvvisa alcuni accordi al pianoforte. Poi, tornando alle cose serie, un altro sorriso: «Quello che manca alla sinistra che non lavora mai, è la nostra capacità di prenderci in giro e di scherzare». Ed ecco un altro annuncio: «Il giugno prossimo ci sarà un nuovo diritto, il diritto dei cittadini di aver risposta dalla burocrazia».
Si passa al capitolo infrastrutture: «Quei pochi progetti che abbiamo trovato nei cassetti del governo della sinistra erano obsoleti, ne abbiamo inaugurati di nuovi sapendo che il traffico di oggi è dieci volte superiore a quello che c’era quando erano state progettate le vecchie opere». Il Cavaliere inizia a sciorinare i numeri: «La sinistra aveva aperto trafori per 14 milioni di tonnellate, noi per 190 milioni di tonnellate, altrimenti saremmo esclusi dall’economia dell’Europa di domani». E ancora: «La sinistra ha aperto cantieri per 7 miliardi, noi per 51 miliardi per non restare indietro, e per permettere a merci e persone di trasferirsi». E poi le leggi. «Noi abbiamo varato dieci nuovi codici. Ne avete mai sentito parlare? È colpa nostra. Ma non si può portare la croce e cantare insieme, noi abbiamo portato la croce e ora dobbiamo comunicare».
Fra le riforme da compiere, al Cavaliere sta molto a cuore quella sulla cosiddetta «inappellabilità delle sentenze di assoluzione», «dicono che io faccio leggi ad personam mentre invece non ho alcun interesse in questa storia, voglio solo interrompere il calvario di quei cittadini che pur giudicati innocenti vengono chiamati in un nuovo processo e finiscono per entrare nel girone dantesco delle Procure. Quello che accadrà con questa riforma è che quando un giudice assolve un cittadino questo deve ritornare libero a tutti gli effetti come accade in tutti i Paesi d’Europa». Poi, un rilancio ancora più sorprendente sul partito unico.
Berlusconi ha appena finito di illustrare i disagi della frammentazione del sistema politico italiano e si rivolge alle delegazioni degli alleati che sono presenti in platea: «Vi ringrazio di essere qui con noi». E subito dopo aggiunge: «Proprio per avvicinarci ai modelli delle grandi democrazie in cui ci sono due grandi formazioni, una di destra e una di sinistra, come accade per esempio in Inghilterra, o in America, dopo le elezioni dovremmo procedere alla formazione di un unico grande partito dei moderati».
L’ultimo grande richiamo pedagogico è a prepararsi per la campagna elettorale: «Dobbiamo informarci sulla realtà delle cose. Dobbiamo comunicarlo a tutti i cittadini. Hanno paura... Hanno paura...» e a questo punto un militante azzurro si alza in piedi inveendo contro il centrosinistra. Per un attimo la sua voce si sovrappone a quella del Cavaliere che, anziché protestare, fa un gesto con la mano e lo invita a salire sul palco: «Venga qui lei a fare il discorso con me». Il finale è infuocato: «Nessuno prenderebbe un avvocato che fa condannare un innocente... nessuno si farebbe operare da un chirurgo che ha fatto morire i suoi pazienti... il comunismo ha prodotto milioni di morti, gli italiani non possono farsi governare da loro».
Si chiude fra boati, applausi, ovazioni, donne con il costume sardo, i primi piani sul megaschermo delle ragazze del motore azzurro, parla il ministro Pisanu e poi, a sorpresa, il Cavaliere torna sul palco: «Se resistete altri 20 minuti, ho qualcos’altro da dirvi». La platea grida «Sìììì» e Berlusconi, sciorina un secondo tempo del suo discorso citando ancora una volta, numeri e dati. Questa volta è davvero l’ultima. Dopo il bis, tutti a casa.