«Solo pasticci, nessun agguato Adesso maggioranza più ampia»

Il prossimo weekend tesseramento in tutta Italia

Ministro Michela Vittoria Brambilla, il voto di ieri sul rendiconto di bilancio mette in pericolo il governo?
«Questo voto non è un fatto politico. È un incidente di percorso determinato da una somma di eventi banali».
Di che tipo?
«Alcuni parlamentari erano assenti perché malati, altri in missione, altri hanno trovato traffico, altri ancora erano sulle scale. Bossi parlava con i giornalisti e stava entrando in aula. Tremonti era al Senato per la Legge di stabilità ed è arrivato 30 secondi dopo il voto. È un fatto grave ma episodico».
Incidenti che denotano leggerezza: era un voto importante, perfino Berlusconi si trovava in aula.
«Qualcuno ha evidentemente sottovalutato la situazione. È giusto fare autocritica. Ma non si è trattato di agguati».
Mancavano Tremonti, Bossi, Scajola, Miccichè, Scilipoti e metà dei responsabili: non sono assenze da poco.
«Ma dietro quelle assenze non c’erano imboscate. Registro invece un accanimento dell’opposizione: di solito sul rendiconto non si fa la guerra».
Eppure il capogruppo Cicchitto e il ministro La Russa hanno invitato il governo a chiedere la fiducia.
«La giunta del regolamento valuterà se si può procedere con l’esame del provvedimento. Ma certamente si troverà il modo di approvarlo l’equilibrio di bilancio è un bene superiore».
Con l’ennesimo voto di fiducia?
«La fiducia è una risposta politica che non ci fa paura. Fra Camera e Senato ne abbiamo già incassate 50».
Lei è stata tra i primi a parlare con il premier. Di che umore era?
«Seccato, ma era chiaro da subito che si trattava di un incidente».
Scajola ha visto Berlusconi a pranzo, ribadendogli lealtà ma anche critiche.
«Claudio Scajola non ha mai inteso nuocere a Berlusconi: su questo non ho mai avuto dubbi e non li ha nemmeno il presidente. Come sono altrettanto convinta che egli non abbia mai avuto il fine di mercanteggiare qualcosa».
Scajola ha detto che il colloquio è stato «lungo, franco e amichevole».
«Appunto, amichevole. Ha smentito certe interpretazioni interessate e fuorvianti».
Tuttavia l’ex ministro insisterebbe a chiedere un allargamento della maggioranza, magari con un passo indietro del premier.
«Allargare la maggioranza è un obiettivo da perseguire. Ma in tutti coloro che credono nel centrodestra prevale la responsabilità di garantire tutti i consensi necessari per garantire la stabilità dell’unico governo che ha idee e forza per fare uscire il Paese dalla crisi».
La maggioranza non rischia di perdere altri pezzi?
«Nessun salto di corsia. Nei momenti di crisi, e questo lo è per l’intera Europa, si trova sempre un punto di coesione».
È proprio questa coesione che sembra mancare. Il Pdl è in grado di ricucire questi strappi?
«Da quando è nato, il partito ha dovuto gestire numerose emergenze che gli hanno impedito di strutturarsi. Adesso abbiamo iniziato a farlo».
Si riferisce ai congressi di dicembre?
«Ci siamo dati regole rigorose per procedere a una democratica e meritocratica strutturazione sul territorio. Stiamo andando incontro alla gente, come dimostra la scelta di un tesseramento a 10 euro, una somma alla portata di tutti. È il vero lancio del Pdl».
Riscontra interesse o disaffezione tra gli elettori?
«Noto grande attenzione. Oggi (ieri per chi legge, ndr) con Alfano e i coordinatori nazionali abbiamo illustrato ai coordinatori regionali le iniziative sul territorio che ho proposto come responsabile nazionale. A cominciare dalle Giornate del tesseramento del 15 e 16 ottobre in tutte le piazze d’Italia».
Ministro, complimenti per il suo ottimismo.
«Chi lavora bene viene sempre premiato. Come dimostrano, per esempio, i dati sul turismo internazionale di Bankitalia: nonostante la crisi, la spesa degli stranieri è aumentata del 10%».