«Solo problemi di comunicazione tra Montecitorio e Palazzo Chigi»

RomaOnorevole Italo Bocchino, sempre convinto che la fiducia al decreto anticrisi fosse evitabile?
«Sì perché gli emendamenti erano pochi. Ma il governo ha ritenuto di dover mettere al riparo il testo dalle richieste di modifiche da parte di altri dicasteri».
Sì, ma prima il “pericolo cesarismo”, poi la “dittatura della maggioranza”, poi la bacchettata sulla fiducia... Esigenza di Fini di smarcarsi?
«No, solo scarsa comunicazione tra Palazzo Chigi e Montecitorio anche se i palazzi distano pochi metri».
Quindi conferma che c’è tensione?
«Niente di grave: il fatto è che chi governa ha voglia di approvare in fretta tutto ciò che ha promesso agli elettori mentre chi ha un ruolo istituzionale vuole il massimo rispetto delle procedure».
Nulla di personale, quindi?
«Lo escludo. E sono convinto che con il dialogo si raggiungerà la massima armonia tra governo e parlamento».
È vero che Fini ha dei dubbi sulla costituzione del Pdl?
«No. Ha voluto e favorito la costituzione del nuovo partito. L’unica perplessità può essere legata a una costituzione semplicistica del nuovo soggetto politico. Ci vogliono regole strutturate, massima partecipazione e dibattito».
Sì, ma il tormentone che si sente al bar è “Fini punta al Quirinale” oppure “Fini punta al dopo Berlusconi”...
«Fini è uno dei leader più amati dagli italiani ma il suo futuro politico dipenderà dalle circostanze future. Quello che desidera è solo un grande partito di centrodestra».
Rapporti con la Lega: qualcuno dice che il Carroccio abbia un disegno egemonico nel centrodestra...
«I rapporti col Carroccio sono buoni. Se abbiamo dei problemi li risolviamo sempre prima del voto. Certo ogni tanto Bossi deve far leva su determinati sentimenti del proprio elettorato, fortemente radicato al nord».