«È solo una provocazione Serve per avere visibilità»

Vincenzo Cerami è scrittore, regista e drammaturgo. Ed ex ministro ombra del Pd per i beni e le attività culturali, su incarico di Walter Veltroni. Abbiamo chiesto il suo parere sulla presa di posizione di Alessandro Baricco che vuole «privatizzare» tutti i teatri.
Che ne pensa delle dure posizioni dello scrittore sul teatro?
«Avendo letto l’articolo sulla Repubblica penso il peggio possibile e come me la pensa buona parte del mondo del teatro. Ho ricevuto più di cento telefonate indignate. È una presa di posizione salottiera, avrebbe dovuto informarsi prima di parlare... Penso che si sia limitato a pensare quale fosse la cosa più provocatoria da dire per farsi regalare un paio di pagine. Perché invece se uno dice che il settore è in crisi e servono aiuti nessuno gli dà spazio».
Ma qualche ragione Baricco ce l’avrà pure. In fondo anche lui ha scritto testi teatrali...
«L’unica cosa che condivido, ma questo è risaputo, è che esistono sprechi e che il denaro viene distribuito male. Ma da qui a pensare che il mercato possa far da solo... Non ci sono grandi aziende che fanno a pugni per mettersi a fare gli sponsor. Qualcuno a Baricco dovrebbe dirlo».
Baricco sembra essersi convertito a un’idea liberale, un’idea che a destra potrebbe piacere.
«Ma se la destra francese con Sarkozy sta investendo tantissimo sulla cultura e il presidente francese ha detto che la cultura è un bene preziosissimo e che ogni perdita in quel settore è molto più preoccupante degli effetti della crisi economica? No guardi, Baricco ha detto cose inesatte e basta».
Ma allora il sistema di finanziamento va bene così com’è?
«Affatto. Manca una legge adeguata, lo si dice da anni, e la ripartizione dei fondi privilegia alcune strutture a scapito di altre. Si finisce spesso per premiare istituzioni vecchie e museali a scapito di altre. Da qui a pensare di dirottare i fondi verso la tv... Già quando Baricco parla di scuola il discorso mi sembra più sensato. Ma in realtà il nodo vero è cambiare il modo in cui vengono ripartiti i fondi».
Ma se per una volta si scommettesse sul privato?
«Ci vorrebbe prima una legge ben fatta e la defiscalizzazione di ogni investimento nel settore. Non basta dire “molliamo tutto”. Non si può gettare il bambino, e che bambino, con l’acqua sporca».